
(Season of Mist) Ambient, fusion e nordic fusion, modern jazz, avant-garde jazz. Il tutto in bianco e nero, con un moniker che in islandese significa “qui”, con un’impostazione che strizza l’occhio al dark americana, con una provenienza inaspettata: Polonia. Cinque musicisti eclettici, ispirati, indipendenti, che si incontrano “qui” e danno vita a questa fotografia di un momento, di uno spazio nel tempo, conducendo—con spunti folk—attraverso un’oscurità sensuale, misteriosa e mistica, ispirata ai poemi nordici (“Edda”, in primis). Voci intime e ispirate, canto gutturale e tremolante. Ritmiche ipnotiche, stati di trance. Violini dolci alternati a violini isterici. Sassofoni che gridano forte con le loro tonalità cupe. Percussioni ammalianti. Luci morenti che si trasformano in suoni opachi, eppur così potenti e… brillanti. Un’opera musicale che diventa meditazione. Una dimensione sonora che, attraverso le emozioni, parte dalle radici, dalla terra, e si estende prepotente verso i misteri del cosmo infinito. Un’esperienza da ascoltare, sentire, percepire. Un sentiero da percorrere, lasciandosi trasportare dalla sensualità delle ombre che lo avvolgono.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




