(Street Symphonies Records & Burning Minds Music Group) Basta guardare i due video per pensare di intuire di cosa si tratti il debutto di questa band italiana. Motori spinti al massimo (il moniker già lo anticipa), donne sexy, motociclette, night life. Un’altra band di maschioni cotonati (la scuola dei Crüe ormai è diventata un’università, e gli Hot Rod stanno per prendere la laurea!)? Tutto sbagliato. O quasi. Perché in questa era della parità di genere questo quintetto è molto ben equilibrato: ci sono sì tre maschi oggetto di desiderio di qualsivoglia groupie… ma ci sono anche due… esiste il sostantivo maschile di ‘groupie’? Sì, perché la divisione ritmica della band, questa portentosa divisione ritmica (basso e batteria), è una dannata quota rosa… robe che fuori dal backstage possono portarti a trovarti file di donne e uomini pronti a fare di tutto per passare oltre e avere un po’ di intimità selvaggia con la band. Concetto sessista, anche se non di genere? Ok, accusatemi pure, ma gli Hot Rod fanno glam e per gente come me che lo ha visto nascere, che era adolescente quando Crüe, Ratt, Def Leppard & co. erano la massima espressione di rock star sexy, tali accuse potrebbero davvero suonare come un complimento! Nel 2026, a quattro decenni da quell’epoca magica, gli Hot Rod ti sputano in faccia ben undici brani a base di adrenalina, dinamitardi, travolgenti. Il sound è moderno, ma “Wild Wheels” suona così ottantiana da non crederci. Groove micidiale con “Wasted”, brano dal sound grezzo, sporco, dannatamente pesante. Lasciva “Little Dirty Blonde”, peccaminosa la super melodica “Clandestine”. “HeadbanGirl” offre linee di basso calde a sostegno di un brano così sleaze, così ribelle. “Shot Of Love” è nitrometano per quel motore irrequieto, un motore che con “Turning Blue” spinge a tavoletta, andando fuori giri con “Don’t Wanna Be Like You”. “Jenny”? Pensate sia la sexy ballad? No… proprio no… e la seguente “Rock The House” è un dito medio verso tutti, mentre tutto viene tirato giù a calci e randellate. Nemmeno la conclusiva “Bullet Speed” si rilassa, anzi, abbraccia lo speed metal più rabbioso che ci sia! E la ballad? Cazzo, manca la ballad? Ma sembra che gli Hot Rod non siano dell’umore per il romanticismo, piuttosto solo sesso scatenato e headbanging feroce, cosa che in quest’epoca decadente può solo essere un toccasana, un qualsiasi dannato beneficio. Ma dentro questa furia sonora tutto è pettinato e con make-up perfetto, tutto è scintillante, patinato: puro glittering. Anche il marcio è scintillante, cotonato, illuminato da luci al neon viola. Un’altra band che resuscita un sound forse mai defunto. Un’altra band che, se fosse nata quarant’anni fa, magari a Los Angeles, sarebbe ora nella cazzutissima lista dei grandi del rock!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10