
(Dusktone) È il sesto album per i norvegesi Iskald, i quali erano in silenzio da ben otto anni, da quando pubblicarono l’ottimo “Innhøstinga” nel 2018. Il nuovo lavoro è concepito come una specie di rituale, un viaggio concettuale diviso in quattro capitoli legati da invocazioni rituali, un disco che va consumato tutto d’un fiato, come un’opera unitaria e non un raggruppamento di brani i quali, da soli, perderebbero l’essenza artistica che la band ha voluto creare. Sono infatti inconsuete le suddivisioni in tracce, con una varietà di durate che spaziano da meno di un minuto a oltre dieci, proprio per seguire un ritmo narrativo ed evocativo che nulla ha a che fare con la normale impostazione e struttura di un disco… tanto che i brani sono capitoli, non canzoni in senso stretto, fatto confermato anche in fase promozionale con i teaser pubblicati che ‘spaziano’ su tutto il disco piuttosto che concentrarsi su singole tracce. I brani sono ora in inglese, e non più in norvegese (da notare che ora la label è italiana… e non più norvegese!), abbandonano gli scenari nordici, già dalla copertina, e puntano ad argomenti più profondi, prendendo la mitologia e il regno pagano dei morti (Helheim) e portandoli a una visione, se vogliamo, più moderna, psicologica (“Curse of the Mind”, infatti, qui con tre capitoli, tre “Invocation”, oltre a passaggi quali “Manifestation of Madness”), un percorso di sofferenza e tormenti che termina con il sacrificio finale (la conclusiva e mastodontica “The Sacrifice”). Queste tematiche profonde sono supportate da una musicalità più tetra, meno urgente e più curata, a tratti progressiva, sicuramente non legata ad alcuno schema predefinito o prevedibile. Ci sono arpeggi profondi (“Curse of the Mind – Invocation I”), progressioni contorte con linee di basso immense (“The Other Realm”), divagazioni lente e pesanti, dal gusto doom (“Curse of the Mind – Invocation II”), e momenti di pura inquietudine musicale espressa con poetica grandezza (“Curse of the Mind – Invocation III”). Un disco intenso, suonato con passione, registrato con suoni più naturali, più carnali, più emozionali: un nuovo passo avanti nell’infinito cammino di evoluzione che gli Iskald hanno dimostrato in vent’anni di carriera, una band che continua a reinventarsi, senza stravolgere la propria essenza ma risultando di volta in volta fresca, reinventata e ora anche molto innovativa, mettendo in luce un palese nuovo corso stilistico. C’è solo da sperare che questo nuovo cammino venga percorso con impeto, con cadenza, senza quindi farci attendere altri otto anni.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




