(InsideOut Music) Dopo oltre un decennio, per l’esattezza tredici anni, torna — quasi di sorpresa — il modern progressive degli australiani Karnivool. È il loro quarto lavoro, concepito dopo tanto tempo trascorsi a suonare ovunque, Download e Hellfest compresi, oltre che in studio (ben sette anni, a quanto sembra): “In Verses”, un disco intenso e brillante, anche se offre progressioni oscure; musicalmente complesso, contorto, ricco di dettagli: un lavoro subito coinvolgente, ma capace di regalare profonde emozioni a ogni successivo ascolto. Graffiante “Ghost”, in qualche modo con tendenze doom “Drone”, esplosiva la potente “Aozora”. Fresca “Conversations”, anche se molto in linea con il tradizionale sound della band; bellissimo l’assolo del chitarrista ospite Guthrie Govan (The Aristocrats, Asia, GPS, The Young Punx) su “Reanimation”. Interessante, in chiusura, “Salva”: un brano che apre malinconico, con un testo iconico e un finale che, inaspettatamente, diventa più allegro, celebrativo, con arrangiamenti inusuali, risultando festoso, quasi a salutare i fan che hanno atteso così tanto tempo per avere un nuovo album della band di Perth. Il futuro? Non lo sappiamo; un album così potente dopo tredici anni di ‘silenzio’ può essere tanto un addio quanto un nuovo ritorno. Aspettiamo dunque di vederli dal vivo, perché sicuramente si imbarcheranno verso ogni direzione (l’8 maggio saranno al Live Club di Trezzo sull’Adda, per esempio)… e per un qualsivoglia futuro discografico, vedremo: per ora godiamoci questo “In Verses”, quest’ora abbondante di musica pregiata, musica da scoprire, da percepire, nella quale immergersi completamente.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10