(Memento Mori / Grindhead / Primitive Moth) Secondo album per Malignant Aura, formazione proveniente dall’Australia, fautrice di un death metal pesantemente contaminato dal doom, sulla scia di nomi come Hooded Menace e Incantation. I colpi di un gong, alternati a rintocchi di una campana, introducono la title track, brano strumentale che già ci immerge in atmosfere cupe, sulfuree e claustrofobiche, in un disco in cui, comunque, la brutalità certo non manca, a partire dalla successiva “The Pathetic Festival”, veloce e serrata, dotata di un riffing articolato e dinamico, oltre a essere la composizione più breve, nonostante la durata vicina ai sette minuti. Gli altri tre brani hanno infatti durate in doppia cifra, dai dieci minuti di “Beneath A Crown Of Anguish” ai tredici di “Languishing In The Perpetual Mire”. Tali durate rappresentano una sfida, perché non è impresa facile mantenere i pezzi accattivanti al punto da tenere alta la soglia dell’attenzione, cosa in cui la formazione australiana si dimostra alquanto abile, grazie soprattutto al monumentale lavoro del batterista Pete Robertson, articolato e per nulla banale, capace di intrecciarsi perfettamente con il cantato bestiale, gorgogliante e ‘fognario’ di Tim Smith. È sempre la batteria a condurre le danze nella conclusiva “An Abhorrent Path To Providence”, riempiendo con efficacia melodie di chitarra altrimenti oltremodo dilatate e conducendoci verso lidi in cui i riff si fanno più coinvolgenti e incisivi. Un ottimo disco death doom, ricco di trame tetre, oscure e cupe, che non mancheranno di affascinare gli amanti del genere.

(Matteo Piotto) Voto: 8/10