(Century Media) Ogni album dei Mayhem mi fa sorgere lo stesso interrogativo: com’è possibile? Ed esattamente come ogni loro album è diverso dagli altri, ogni volta che li vedo dal vivo mi sembra di vedere una band diversa, quasi come se ogni singolo concerto fosse un loro disco diverso. Tra vivi e morti, musicisti session ed ufficiali, gente che è entrata, gente che se ne è uscita… sembra assolutamente impossibile che questa entità esista ancora. Sangue, liti, morti, astio, odio, litigi… membri fondatori ancora in line up ma assenti in capitoli essenziali (ad esempio Necrobutcher che non suonò su “De Mysteriis Dom Sathanas”), frontman che s’ammazzano, bassisti che ammazzano il principale songwriter: diciamocelo, i Mayhem hanno fatto di tutto per estinguersi tanto tempo fa. Eppure, eccoli ancora qui, tra noi… tra l’altro con la stessa line up del precedente album! Tante sono le leggende che girano attorno a questa assurda ed unica band: forse la loro stessa esistenza non è terrena, non è umana, non è il volere di artisti o il bisogno delle case discografiche… l’unica spiegazione ricade nella sintesi della loro musica, del loro personalissimo e variegato black metal: IL MALE. Ci deve essere per forza una entità demoniaca sovrannaturale che rende possibile la continuità dell’esistenza dei Mayhem, band fondata da quattro gatti in un piccolo paesino della Norvegia ed ora composta da musicisti di tre nazioni diverse, musicisti che probabilmente si incontrano di persona solo quando suonano dal vivo. Ma, controindicazioni a parte, “Daemon” esiste. È qui. Tra noi. Minaccioso e malato. Poca sperimentazione, anzi, molto suono carnale, viscerale. Black metal puro, ma con divagazioni evocative, ossessive, oscure, rituali. Black metal compatibile con l’epoca moderna, ma con un suono antico, poco levigato, sempre preciso, ma non certo chirurgico: non solo il drumming di Hellhammer è una garanzia di devastazione e tecnica immensa, anche le carnali linee di basso di Necrobutcher sono spesso emozionalmente dominanti. Brani come “The Dying False King“ sono furia spietata con drumming selvaggio, chitarre vecchia scuola e basso intenso e parentesi atmosferica inquietante, il tutto dominato da un Attila più oltraggioso che mai. Sonorità black di pregiata antica fattura su “Agenda Ignis”, un brano ricco di sorprese, imprevedibile e deliziosamente instabile. Apocalittica “Bad Blood”, oscura e maligna “Malum”, linee melodiche immense sulla rocambolesca “Falsified And Hated”. Capolavoro nel capolavoro “Aeon Daemonium”: brano drammatico, atmosferico, travolgente, impetuoso, epico. Nessun prigioniero con “Worthless Abominations Destroyed”. Marziale “Daemon Spawn”, un pezzo che riesce a spaziare dall’old school black, al metal primordiale, sfiorando momenti pagan e pure industrial. Estrema “Of Worms And Ruins”, prima della conclusiva e spietata “Invoke The Oath”. In alcune edizioni sono presenti anche delle bonus track, come la contorta e dannata “Everlasting Dying Flame” o la spietata “Black Glass Communion”. Male. La pura sintesi del male. Assoluta e devota malvagità. C’è poco da pensare, discutere, opinare. Chiunque può ipotizzare se i Mayhem siano o meno una band black metal. Chiunque può affermare che ormai la vera essenza della band è scomparsa. È possibile anche attestare che dopo qualche decennio di black metal di tutti i tipi e sottotipi, nemmeno i Mayhem riescano più a suonare originali. Tutto vero. Ma i Mayhem sono una droga infernale, una forma di alcolismo demoniaco. I Mayhem sono un rapporto sessuale estremamente perverso. Certo, ogni dose di quella droga farà gli stessi effetti, ogni sorso di quell’alcol avrà lo stesso gusto, ed ogni atto sessuale -deviato o meno- porterà alla stessa sensazione di orgasmo. Ma sono tutte sensazioni ripetitive delle quali non possiamo fare a meno: la dipendenza è una trappola che non lascia scampo. E questo male supremo, assettato di anime, lascia entrare chiunque nella sua oscura ed elitaria cerchia. Senza però offrire alcuna speranza di uscita.

(Luca Zakk) Voto: 10/10