
(Naturmacht Productions) Da San Pietroburgo i Misery Spell ammorbano l’etere con la sublime decadenza del loro terzo disco, confermando una prolificità non indifferente, con tre EP e tre dischi pubblicati dal 2019 ad oggi. Il loro black, palesemente orientato alla depressione, è lento, è melodico, è atmosferico ed è seviziato dalla voce pregna di sofferenza del leader Lord Cold (chitarre, voce, tastiere). Quattro brani corposi per descrivere la sofferenza interna, quel veleno che consuma da dentro, quella sensazione che perseguita per tutta la vita e che lentamente divora tutto, l’energia, la linfa vitale. La luce. Quell’entità o quello stato d’animo spesso invisibile, ma con una presenza costante ed egemonizzante. Ed ecco che le bellissime melodie del disco, gli arpeggi messi in evidenza, le progressioni drammatiche diventano colonna portante di questo analizzare il profondo, di questo esorcizzarlo, di questo volerlo sopraffare con l’arte, con l’espressività, con una valvola di sfogo come la musica. La title track è perfetta per riassumere tutte queste sensazioni, con i suoi cambi tematici, con la sua teatralità, con la sua durata, missione che la bellissima “Nest of Sorrow (Гнездо тоски)” contribuisce a compiere, più scorrevole, più regolare, più mid tempo. Più angosciante. Anche l’opener “Under the Pale Light of the Stars (Под бледным светом звёзд)” celebra l’oscurità dell’animo, ma con più impeto, con più forza, con sonorità più grezze, più brutali, più ancestrali. In chiusura pura atmosfera con “Bitter Dream (Горький сон)”, titolo perfetto per questa poesia a base di synth e pianoforte. Musica emotiva. Musica con un’espressività sincera e viscerale. Carnale. I Misery Spell mettono sul piatto sentimenti, incubi, delusioni, tristezza, avvilimento e sconforto, elevandoli quasi misticamente, cercando di capire cosa sia quel qualcosa di marcio o disonesto che destabilizza l’integrità di un pensiero, di un concetto, di un fatto. Di una persona.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




