
(earMUSIC) Un album che ascolti e riascolti, provando ogni volta un immenso piacere, un piacere che si rinnova e si intensifica. Il settimo disco della band tunisina è un lavoro immenso, capace di fondere in maniera poetica e, più efficacemente che mai, il prog metal con le dimensioni folkloristiche della propria terra. Brani come la opener “The Funeral” lo dimostrano, evidenziando anche una ricerca maniacale dei dettagli, il tutto supportato da una produzione poderosa e da un gusto melodico semplicemente grandioso. Favolosa “Until the End”, un brano composto con caratteristiche così perfette da potersi permettere come ospite la divina voce di Elize Ryd. Suggestiva “Breathing Near the Roar”, coinvolgente e con un crescendo infinito “Les Enfants Du Soleil”. Possente la performance vocale su “Still the Dawn Will Come”, travolgente “The Clown”, un brano davvero potente, esaltante, arrangiato con immenso gusto. Introspettiva “Soul of My Soul”, ricca di folklore “Edge of the Night”, sognante e con un sound vasto “Echoes of the Fallen”, prima della conclusiva e super melodica “Through the Seasons”, un brano che regala uno scenario musicale trasversale, in grado di alimentare qualsiasi tipo di emozione, da quella più rilassata a quella più grintosa e marcatamente heavy. Per una band che punta molto sulle tastiere, l’uscita del tastierista e membro fondatore Elyes Bouchoucha, già a partire dal precedente “Karma”, ha un po’ allentato quel profondo legame con le sonorità della terra d’origine, ma non lo ha certo intaccato in maniera pericolosa. Il risultato è una versione più internazionale dei Myrath, più ampia, ancor più melodica, ancor più capace di rendere felice un pubblico ben più vasto. Questo settimo sigillo consolida la band nella sua versione attuale, confermandone capacità e gusto compositivi semplicemente incredibili.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




