(Hellbones Records) Debutto discografico da parte di Nautha, terzetto romano nato nel 2016. Nati dalle ceneri dei progsters Heliodone, la band capitolina riprende le sonorità della scena progressiva anni ’60 e ’70 fondendole con lo stoner e la psichedelia. Il gusto melodico della tradizione musicale italiana (il cantato in lingua madre è stato scelto in ossequio al cantautorato tricolore) si fonde quindi con le atmosfere stralunate e lisergiche della psichedelia, con il risultato di trovarci allo stesso tempo con un sound immediato e contorto. Ho apprezzato l’idea di registrare l’album in presa diretta, conferendo così un sound più caldo, avvolgente e live. Gli ascoltatori più giovani saranno forse un po’ spiazzati da questa scelta, abituati come sono alle iper produzioni patinate. Ma una volta fatto l’orecchio, ci si rende conto che la decisione di produrre l’album in questo modo ben si adatta alle atmosfere create. Un album maturo e raffinato, considerando il fatto che si tratta di un debutto, in grado di unire melodie immediate ad una forte componente onirica.

(Matteo Piotto) Voto: 7,5/10