
(Neurot Recordings) In silenzio da un decennio, tornano i californiani Neurosis con un nuovo disco. Una bomba pazzesca che ti annienta con impeto, senza alcuna intenzione di fare prigionieri. Da estremi laceranti a momenti introspettivi di immensa sensibilità, come nella bellissima “In the Waiting Hours”. Ci sono novità dal 2016, anno di uscita di “Fires Within Fires”, e la più importante vede l’ingresso in line up di Aaron Turner (House of Low Culture, Old Man Gloom, ma soprattutto ex Isis), a chitarra e voce, una delle voci, al posto di Scott Kelly. Con il dodicesimo lavoro, questi pionieri del post-metal si spingono oltre: la musica e l’arte diventano più di uno sfogo, una necessità, una naturale esternazione di ciò che non può più essere contenuto, controllato. I problemi delle vite personali, della band (Scott Kelly fu allontanato…), il tutto dentro il turbinio del mondo attuale: crisi climatica, guerre, estinzione di massa, odio, un sacco di fattori negativi che, assieme, sono più che abbastanza per farti perdere completamente la testa se non riesci a trovare uno sfogo o una catarsi. I membri della band, il cui cuore creativo non nasconde che l’umanità è completamente a pezzi, sostengono che ci siamo dimenticati come vivere, come lottare, e per questo soffriamo; abbiamo dimenticato la nostra natura selvaggia e viviamo in un assurdo isolamento mentale; ecco, “An Undying Love For A Burning World” è la colonna sonora di questo disagio, di questa devastazione, di questa marcia incessante verso il più profondo degli abissi.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




