
(Glitterhouse) La presentazione di questo disco è tanto chiara quanto suggestiva: l’identità è la tensione tra le etichette esterne e l’autodefinizione. Con Nive Nielsen che è un’attrice, quindi capace di immergersi in vari ruoli; ma è anche groenlandese e inuit, in un certo senso autentica e di riferimento in un presente politicamente complesso. E, dopo tutto questo, Nive è anche una musicista, una musicista cittadina del mondo, sempre in viaggio, una nomade del mondo odierno. Una poliglotta. Tutte queste sue definizioni si riflettono sulla musica, eclettica, riflessiva, libertina: pop, jazz, blues, soul, rock… ci sono davvero delle distinzioni nel profondo? E poi Nive ama definire la sua musica Inuit Indie Rock… e forse ha proprio ragione. Offre una dolce malinconia dipinta su una tela senza confini la title track, intima e delicatamente oscura “Time To Time”, ipnotica e piena di pace “Paint”. Stupenda la performance vocale sul dark blues di “Low”, “Nuna Pii” è intima e con una musicalità e delle linee vocali irresistibili, mentre “Systematic” apre a uno scenario senza confini, tra una dimensione onirica e il verde di un paesaggio naturale con un orizzonte incredibilmente lontano. In chiusura, il dark folk di “Lies” e il viaggio atmosferico tra indie e prog rock alternativo di “Up All Night”. Assieme a Nive Nielsen, i The Deer Children: la sua band, i suoi amici, gente che ama la musica, gente che va e che viene, in un collettivo mai costante, mai uguale, ma sempre passionale e reale, proprio come Nive stessa. Musica calma in superficie, tormentata nel profondo. Dieci seducenti brani che garantiscono una mezz’ora abbondante di stato mentale disconnesso, confuso, meravigliosamente alterato.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




