
(Iron Bonehead Productions) Debutta questa band australiana, un po’ la continuazione degli ormai sciolti Innsmouth, visto che Beau Dyer (qui alla chitarra, ma nella band precedente anche vocalist) è l’artefice di questa nuova entità, che comprende altri membri della scena locale, compreso il vocalist Appleton (ex Roadside Burial). Solo quattro brani, poco più di mezz’ora: brani comunque corposi (durano tutti almeno otto minuti), con sonorità death/viking metal mai esagerate nei tempi, comunque intense, spesso lente, angoscianti, atmosferiche, melodiche, quasi a infrangere con prepotenza il confine sottile con il doom e con il death melodico. C’è una dimensione eterea (gran parte di “The Pounding of Hooves”), c’è un senso di sound grezzo e ancestrale (“The Revellers”), c’è una purezza sonora che riesuma concetti antichi (“Swept”). Le linee vocali non sono per nulla raffinate, anzi: hanno un’impostazione ancestrale e ruvida… mentre le linee di basso risultano calde, intense, capaci di supportare i sublimi lavori delle chitarre, sempre alla ricerca di riff incisivi. Alla fine c’è un po’ di monotonia tra i brani e tra i riff: manca anche quel qualcosa di identificativo e memorabile… ma l’album si rivela intenso, ben riuscito, estremamente puro e sincero… caratteristica che spesso manca nelle nuove pubblicazioni e che qui eccelle in pezzi come la suggestiva e conclusiva “All is Bright”. “From Shallow Lives to Shallow Graves” sicuramente rifiuta la modernità, rifiuta le tendenze odierne, ma non cerca nemmeno di seguire determinati percorsi appartenenti al passato: il disco esige la sua identità, anche se fuori moda, la sua personalità, la sua sincerità artistica, che non può deludere metallari poco inclini a qualsivoglia tendenza attuale. Black? Doom? Death? Gli Olde Outlier non vi offrono la scelta, ma non scelgono nemmeno loro: la loro musica fonde tutti questi generi e, forse, concettualmente nasce ben prima di qualsivoglia suddivisione dei vari stili, legandosi indissolubilmente al vasto e vigoroso filone del ‘metal estremo’.
(Luca Zakk) Voto: 7,5/10




