(Avantgarde Music) Instancabili i russi Olhava, duo ormai attivo da un decennio, firmatario di ben sette dischi, questo compreso. Siamo in ambito blackgaze, black metal atmosferico, sognante, tanto dannato quanto desideroso di qualcosa di più grande, più promettente, più avvolgente. I suoni ambient/industrial di “Ageless River X” conducono nella lunghissima “After I’m Gone”: un black metal cosmico, lontano dalla seduzione degli inferi, piuttosto connesso con galassie lontane, galassie inesplorate, galassie delle quali solamente si ipotizza l’esistenza. “When the Ashes Grow Cold” è pura emozione: quel viaggio nell’infinito cosmico diventa più marcato, più chiaro, più attraente. “Memorial” offre pulsazioni irresistibili, confermando questo stile sonoro nel quale le voci sono campionamenti lontani, diluiti nel flusso sonoro, provenienti da un’altra dimensione, quasi sussurri violenti che riecheggiano in un etere gelido e sulfureo. “The River Wakes” è più melodica, mentre la conclusiva “Ageless River XIII” si inoltra ulteriormente nell’ambient, tra spazio siderale e foreste misteriose. Un disco che concettualmente passa dal ricordo al distacco, via via fino all’accettazione. Un disco che si focalizza su ciò che resta e non su ciò che fu o che non può più essere. Un disco che abbraccia sentimenti umani come perdita, stanchezza, fragilità, volontà. Un viaggio verso quella salvezza simbolica: una capanna immaginaria dentro la quale rifugiarsi nel mezzo di una giungla violenta, difficile, inospitale. Un punto di partenza, un punto di ritorno… contemporaneamente la tomba nella quale tutto termina e il grembo materno dal quale tutto ha inizio.

(Luca Zakk) Voto: 9/10