(Aural Music) Debuttano gli italiani Orbita, band concepita da Matt Baldoni, che è stato chitarrista dei Ruler: doom immersivo, tetro, emozionale… decisamente stoner. Il progetto nacque ormai sei anni fa, facendosi timidamente notare con un demo nel 2023 (“Into Nothingness I Walk”). Ma “Farewell to All We’ve Lost” va molto oltre il debutto, il primo passo, il primo tentativo! Intenso, ricercato, curato, quelle voci eteree che giocano con gli arpeggi, quell’aura che colloca suono e ascoltatore ai confini delle dimensioni che separano vari mondi, varie esistenze, vari bivi che si presentano nel nostro cammino, salutando davvero tutto quello che abbiamo perso in questo viaggio. È vasto il suono avvolgente dell’opener “Rotten Flowers”, brano con un riff incisivo e linee vocali tanto potenti quanto sulfuree. Lenta e funerea “Nèkyia”, tanto pesante e cupa quanto brillante con quell’assolo così puro, così apparentemente improvvisato. “Marble Veil” scende ancora più in basso, più nel profondo, dentro l’abisso: arpeggi lenti, sonorità tetre, linee vocali con una forza spirituale irresistibile. In chiusura “The Spear”, teatrale, tuonante, imprevedibile e, con i suoi quattordici minuti, lunga come un’agonia. Dietro una copertina di Benjamin König (Hexvessel, Finnr’s Cane, Horna), “Farewell to All We’ve Lost” diventa un’esperienza liturgica e catartica. Un’esperienza profonda, quasi intima, così silenziosa e allo stesso tempo così rumorosa; una spirale di drammaticità, di sentore inquietante, di forza ipnotica.

(Luca Zakk) Voto: 8/10