
(Century Media/Sony Music) Secondo capitolo nella storia degli americani Ov Sulfur, che spingono il loro metal estremo verso vasti confini, inglobando black metal e deathcore: il primo con aggiunte sinfoniche, il secondo sfiorando anche spunti grindcore. Brani come “Vast Eternal” rappresentano l’esempio perfetto: da una teatralità epica, attraverso un ottimo black ricco di tastiere, incalzando con un metal aggressivo ma melodico, scendendo poi nelle viscere putride del deathcore, con breakdown letali e la voce che passa progressivamente da un growl tuonante a scream e urla disumane. L’abbinamento di questi diversi spunti dell’estremo si rivela geniale, sempre ben costruito, a tratti sorprendente, come dimostra “Wither”, un brano con voce clean, quasi delicato, pregno di sofferenza, arricchito da una chitarra solista molto ben costruita. Ottimi i brani con gli ospiti, ovvero la devastante “Dread” feat. Josh Davies (Ingested), pezzo ricco di profondità deathcore e illuminazioni sinfoniche, la travolgente e introspettiva “Bleak” feat. Johnny Ciardullo (Carcosa) e la massacrante “A World Away” feat. Alan Grnja (Distant). Spicca anche il senso di tragedia dell’ottima “Seed”, oltre che la conclusiva “Endless//Loveless”, brano con spunti prog, chitarra acustica, voce clean e un assolo elettrico coinvolgente. Un disco come “Endless” riesce davvero a far cambiare idea a tutti quei puristi che solitamente si tengono a distanza di sicurezza da quei generi con il suffisso ‘core’, in quanto il quintetto di Las Vegas è cresciuto notevolmente, sapendo sviluppare in maniera esaltante tutti gli spunti e le idee che nel primo disco, “The Burden Ov Faith”, erano presenti ancora in forma embrionale, dando vita a un mix di generi molto ben fatto e decisamente entusiasmante!
(Luca Zakk) Voto: 8/10




