(Soulseller Records) Aindiachaí, chitarra e basso, e Brodd, batteria, hanno invitato a partecipare a questo album Spellgoth (Horna), H’grimmr (Helheim), Thomas S. Øvstedal (Cor Scorpii), Sanrabb (Gehenna), Ødemark (The Last Eon e The Third Attempt) e Hoest (Taake). Uno per ogni canzone, con l’eccezione di Ødemark, presente in due di esse, una delle quali insieme a Sanrabb. Lo stile di questo agile e melodico black metal richiama parzialmente alcune delle band dalle quali provengono gli ospiti, oltre a qualche illustre influenza di stampo norvegese. Tuttavia, gli Ováte risultano meno oscuri del previsto, con ampie atmosfere dall’umore mutevole, una tessitura dei riff di chitarra di ottimo livello e uno stile energico ma fluente. Il duo di Bergen pubblica questo secondo album otto anni dopo il precedente omonimo, attraverso una produzione esemplare, la quale lascia respirare i suoni, rende le chitarre una forza che si esprime con continuità e permette alle melodie di svilupparsi. I cantanti diventano centrali con il loro stile, così come la capacità di calarsi nelle direzioni che prendono i pezzi. Gli Ováte hanno scolpito una piccola gemma che non possiede riflessi oscuri, semmai irradia una propria energia, staccandosi dal simulacro truce del black metal per restituirlo con un taglio quasi catchy.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10