(Xtreem Music) Il carrarmato svedese forgiato col death metal nazionale e conosciuto come Paganizer, si rimette fieramente in marcia per la quattordicesima volta. Il combo capitanato da Rogga Johansson, infaticabile chitarrista, cantante e autore per numerose altre band, propone “As Mankind Rots”, opera che identifica al meglio l’identità stilistica della band. Gli scandinavi restano caparbiamente ancorati al death metal dal retaggio melodico, come nelle intenzioni degli Entombed, Grave e altre illustri formazioni della scena gialloblu di un tempo. “As Mankind Rots” è una ripetizione dei canoni qualitativi e stilistici dei Paganizer che attraverso undici pezzi sfoggiano un suonare valido e abbastanza coinvolgente. Si apprezzano molto i riff: sono tanti, mutevoli, anche all’interno di una sola composizione. Johansson e Dennis Blomberg, solista, hanno svolto un lavoro eccellente con le sei corde. Lo stesso vale per la sezione ritmica, snella e martellante. Infine la produzione ha ben levigato i suoni, pur lasciando scorci ruvidi ma non grezzi. Poco convincente però è la tenuta dell’album sulla distanza. Come già accaduto in altri lavori della band, pur assistendo a dei pezzi energici, coinvolgenti e ammantati del tipico old style, sulla distanza i brani scivolano via senza lasciare un marchio definitivo. Una delle cause può essere il fatto che una parte dei pezzi già dall’incipit svelano palesemente la direzione che avranno, dunque di prevedibilità. “As Mankind Rots” in fin dei conti è un buon album dal punto di vista dell’esecuzione, mentre sul versante della composizione possiede elementi che determinano ripetizioni e si assiste a una conseguente mancanza di incisività per qualche brano. Aspetti purtroppo non nuovi nei Paganizer.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10