(Heidens Hart) I tedeschi Pest sono stati attivi tra il 1997 e il 2011, anno della morte del batterista Mrok. Poi si sono ripresi e dati da fare registrando un album nel 2014, il quale allora era stato il quinto per la black metal band. “Eternal Nightmares” è dunque la sesta opera che non sconfessa il credo nichilista, minimale e raw dei Pest. Album crudo, essenziale, nonostante venga aperto con “A Lullaby to…”, una intro bucolica. Il tipico black metal senza compromessi, fatto di blast beat e intermezzi in mid tempo, con chitarre affilate, atmosfere fredde, voce urlata e batteria che avanza a rotta di collo. Il suonare energico rievoca l’ondata norvegese, con una dose di freschezza e soprattutto ai Pest si riconosce la capacità di avere reso ogni pezzo ben caratteristico e a sé stante, dunque senza cascare in ovvie ripetizioni. Anche l’outro a “Eternal Nightmares” che assume un tono quasi leggero, come per l’intro, si chiude poi essa stessa in maniera oscura. La band ha registrato e poi lavorato l’intero album alla consolle da sola e nella propria sale prove. Proprio come 25 anni fa.
(Alberto Vitale) Voto: 8/10




