
(Season of Mist) Brani quali “Lunga Vita Alla Necrosi” o “Il Veleno Della Natura” sono inquietanti; lo sono per i testi, in un chiarissimo italiano, tanto poetici quanto infinitamente decadenti, perversi e malati; lo sono per la voce assurdamente delicata di Erba del Diavolo… la quale è certamente in grado di risultare aggressiva, arrivando al growl… ma questa sua impostazione quasi innocente, così pulita, riesce a rendere l’intera esperienza dei brani ancor più malvagia, nefanda, inneggiante a un senso di malignità nefasto. E questa inquietudine si amplifica grazie a riff, progressioni e arrangiamenti esaltanti, radicati sui due bassi elettrici che circondano l’unica chitarra. Anche i brani in inglese trasmettono sensazioni infernali: l’opener ”Every Tongue Has Its Thorns” senza dubbio, oltre a quelli che danno il benvenuto a musicisti ospiti capaci di iniettare un minaccioso trombone su “Spirit, Blood, Poison, Ferment!”, strumento suonato da Francesco Bucci (Ottone Pesante), o un suggestivo clarone (clarinetto basso) suonato da Vittorio Sabelli (la mente dietro i geniali Dawn of a Dark Age) sull’enigmatica “Delta-9 (161)”. La voce di Erba del Diavolo viene affiancata da quella potente e delicata di Gionata Potenti (Darvaza, Nubivagant, ecc.) sull’incalzante e possente “Silence Walk With Me”, prima dell’epilogo rappresentato da “In the Flat Field”, un brano che cerca modernità e che, con effetti e un progredire inusuale, mette in chiaro che i Ponte del Diavolo non hanno limiti, non rispettano confini e se ne infischiano di qualsivoglia prevedibilità che il mercato potrebbe esigere. Un costante e meraviglioso contrasto tra musica che, in qualche modo, sembra essere un distillato tra doom e black metal, e una voce che, nella sua deviata ricerca di una dimensione celestiale, risulta di un’identificativa, sublime e soffocante bellezza infernale. Aleggia il mistero in questi brani: c’è un profondo senso di dannazione; persiste e prospera il vero male. Un disco che offre contenuti più sulfurei di moltissimi dischi appartenenti al filone black metal, un disco che impone più dannazione e condanna di qualsivoglia disco doom in circolazione. Molte band definiscono ‘rituale’ ogni loro esibizione: nel caso dei Ponte del Diavolo, il rituale è la loro stessa esistenza, mentre l’ascolto della loro musica va ben oltre la normale fruizione di materiale discografico, sfociando con impeto nella devozione, nell’adesione a un culto delle tenebre e nella trasformazione irreversibile in adepto; un’affiliazione satanica, un’Iniziazione occulta: la Consacrazione totale alle forze degli inferi.
(Luca Zakk) Voto: 9,5/10




