(Apollon Records) Dietro una bellissima copertina, appare incredibile la resa sonora che questi debuttanti concentrano in meno di quaranta minuti di musica. Il trio di Stavanger, in Norvegia, cattura l’attenzione con musica affascinante, musica attraente, melodie geniali, hook superlativi e linee vocali irresistibili della frontwoman Sarah Hestness. Tra il rock e il punk, tra il noise e l’alternative: musicalmente luminosi, eppure così tetri, così intensamente malinconici. Graffiante e ruvida la title track: emerge la squillante ma rabbiosa voce di Sarah, mentre le regole del rock e del punk in parte vengono seguite, in parte vengono sconvolte. Isterica e tuonante “Midtown Madness”… ma anche imprevedibile, con la sua impennata verso un noise industriale. In un disco con vari pezzi sotto i tre minuti, fortunatamente la favolosa “You Were My Lifetime” è uno dei capitoli più consistenti: una traccia splendida, con una melodia geniale e un groove immenso, una romantica oscurità esaltata da un testo che ricorda come un grande amore sia sempre vicino a essere descritto al passato. Esplosiva e dall’atmosfera vasta “Let Me Speak”, fuori controllo “This One Is For Free”, festosa “Cherry Picking”. Intima e dolce “Turn Back Time”, prima della lunga e conclusiva “I Don’t Want You To Die”, altra canzone di una bellezza avvolgente, un po’ rock, un po’ country, un po’ moderna, forse un po’ vintage. Il titolo parla chiaro: i grattacieli svettano, ma noi stiamo affogando. Sì, davvero: stiamo affogando, stiamo andando a fondo, trascinati verso il basso da una zavorra dalla quale non riusciamo a divincolarci, dalla quale non riusciamo a liberarci, perché quella zavorra siamo noi.

(Luca Zakk) Voto: 9/10