
(Purity Through Fire) Non sono certo dei novellini i greci Sad. Il duo è in giro da vent’anni e vanta in curriculum ben nove album, questo compreso. Nonostante un’immagine poco credibile corredata da un face painting troppo esagerato anche per il genere (le foto di corredo sono… ridicole, ben lontane dalla misteriosa cattiveria dei colleghi nordici), musicalmente Ungod & Nadir ci sanno fare davvero! Il black metal è quello classico: badilate di odio, inondazioni di misantropia, ululati notturni e quell’energia misteriosa e diabolica che, sembra, la luna piena è sempre in grado di attivare. Riff violenti, cambi di tempo esaltanti, linee vocali feroci: c’è la ricetta super classica del black nordico, ma i Sad non copiano, non imitano, non ripetono… anzi! La loro prova è sincera, è spontanea: musicalmente sono di una violenza inaudita, anche se ci sono momenti epici nei quali la melodia si fa avanti… prima di trascinarci nuovamente dentro le fiamme dell’inferno. Brani quali “All Come to an End” sono di un coinvolgimento irresistibile, così come quel punk mascherato da black che emerge da “Die in Pain”. “Pain d’Etre” riserva qualche sorpresa, oltre che un groove micidiale; fantasiosa e trionfale “When Memories Fade”, fin troppo pungente la bellissima e conclusiva “Howling From the Shadows”. Certo, la fantasia non è l’elemento dominante… in tanti anni di black metal di tutti i tipi, questi riff sono emersi più di una volta. Però i Sad, oggigiorno, sanno regalare sensazioni ancestrali, sono capaci di riportarti indietro nel tempo, non suonando musica già sentita, ma riattivando dei recettori neuronali che stanno alla base del piacere -e dell’odio- che il vero e puro black metal riesce -e vuole- diffondere!
(Luca Zakk) Voto: 8/10




