(Non Serviam Records) Ennesimo cambio di etichetta per il sesto album della formazione belga (trasferitasi in Olanda), il secondo con il nuovo cantante (credo il terzo o quarto nella storia di questa formazione), Jesse Peetoom (Aran Angmar, ex DunkelNacht). Ma nei Saille i cambi di line-up sono all’ordine del giorno: c’è un nuovo bassista, Wessel van Oostrum, e un nuovo batterista, Jasper van Minnen… rimane invariato solo il mastermind Reinier Schenk. Tutti questi cambi di formazione, con tutti questi cantanti diversi, un po’ tolgono personalità alla band, che con i primi dischi, “Ritu” in primis, offriva un ottimo e potente symphonic black metal, genere che è andato via via scomparendo, fino a questo nuovo lavoro che ridefinisce completamente la band dopo cinque anni dal precedente “V”. “Forebode”, comunque, non è un vero nuovo album: le canzoni inedite sono solo quattro, mentre il resto del disco è costituito da tre brani dal vivo, tutti appartenenti al primo album “Irreversible Decay” (“Maere”, “Tephra” e “Plaigh Allais”), una versione estesa tra il classico e il dungeon di “Eater of Worlds”, da “Eldritch”, proposto con nuovi strumenti e nuovi arrangiamenti, e una nuova, grintosa registrazione del classico “Haunter of The Dark” (da “Ritu”). I quattro nuovi brani (a dire il vero tre più un intermezzo) virano un po’ dal sinfonico, prediligendo un tremolo scatenato, drumming prepotente e linee vocali aggressive: quasi un ritorno verso il black anni ’90, ma con una certa attenzione alla dimensione melodica, supportata da assoli molto belli, come quello su “Cycle of Cynicism”. Un capitolo che evidenzia un momento delicato per la band di origini belghe: dopo cinque anni, questo “Forebode” è un po’ una pezza con i suoi soli 19 minuti di nuova musica, anche se è indubbio che questi minuti siano decisamente interessanti. Speriamo trovino un po’ di stabilità (nella line-up), di pace (nel costante cambio di etichetta) e di tranquillità (per dar sfogo alla creatività), per poter finalmente concepire un (vero) nuovo album all’altezza degli ottimi titoli pubblicati fin dal 2011; dopo cinque anni da “V” e quasi un decennio da “Gnosis” se lo meritano i fan e se lo merita anche la band stessa!
(Luca Zakk) Voto: 6,5/10




