(Karisma Records) Quarto full length e primo disco cantato solo in inglese per questa iconica band norvegese. È tra l’altro un evnto sintomatico che il grande successo raggiunto in patria, cantando in lingua madre, abbia poi portato a questo potenziale album internazionale… l’ultimo prima dello scioglimento! Sintomatico, certo, ma con un gusto profetico, visto che una voce sintetizzata alla fine di “Performance”, l’ultimo brano dell’album, proclama una laconico ‘end of message’. “Radiowaves” è un altro cambio di scena. L’immagine della band abbraccia una tendenza dark apocalittica (finora anticipata solo su “Total” recensito qui, prima il loro look era molto più spartano e rock/metal), mentre il sound più digitale del precedente “Metropolis” (qui) si intensifica, portando la band su territori dark wave, strizzando l’occhio ai Katatonia, cosa molto percepibile sulla bellissima “The World Revolves Around You“. “Universal” scava in un digitale profondo, tuttavia con un’apparente visione solare impostata da un cantato molto sensuale sferzato da riffing poderosi. Immenso il dark gotico ed elettronico di “The Modern End” (un classico della band), mentre la dark wave ottantiana incontra un grunge tagliente su “Bloodprint”. Ambientazioni cosmiche e drammatiche sulla stupenda “Neon Sun”, un dramma che poi esalta la decadenza degli anni ’90 sulla successiva “Guilt”. Entra in gioco l’industrial su “Trampoline”, mentre emergono atmosfere ipnotiche ed incantevoli su “Mercurial”. Ultimo capitolo della prima vita di questa band. Ancora una magia della Karisma: CD con copertina alternativa, vinile doppio con 6 bonus tratte dalle sessioni di registrazione dell’album. Una band di ieri la quale, riproposta oggi, suona più attuale che mai.

(Luca Zakk) Voto: 10/10