
(Century Media / Sony Music) Nonostante siano attivi da circa cinque anni, bisogna dire che gli Stabbing ne hanno già fatta di strada; nel giro di un EP e di un album di debutto, la formazione statunitense è già diventata una punta di diamante della scena brutal death mondiale, attirando anche l’attenzione della Century Media, che non ci ha pensato due volte a metterla nel proprio roster. Un successo che ritengo più che meritato, per una band capace di coniugare brutal death, slam e death old school in maniera mai banale e soprattutto senza mai annoiare, frullando insieme sfuriate tecniche alla Suffocation – non a caso troviamo ospite Ricky Myers nel brano “Nauseating Composition” –, Disgorge, Devourment e qualche spruzzata di Deicide. La formula compositiva rimane praticamente immutata, con alternanza tra accelerazioni devastanti e parti mosh, valorizzate da una produzione oltremodo “cicciona”, in grado di rendere le chitarre pachidermiche e la voce di Bridget Lynch ancora più gorgogliante, fognaria e brutale. L’opener “Rotting Eternal” mette subito le cose in chiaro: l’intero album sarà un massacro senza nessuna pietà. “Reborn To Kill Once More” esalta con il cantato, tra growl profondissimo e scream in pieno stile Glen Benton. C’è spazio anche per uno strumentale intitolato “Ruminations”, pezzo pesantissimo dal quale affiora qualche timida melodia. Un grandissimo album, capace di tenere sempre alta la soglia dell’attenzione, cosa alquanto difficile in un genere dove basta davvero poco per annoiare o risultare ripetitivi. Quello che stupisce è che al secondo album sono già a questi livelli e dimostrano di avere comunque ampi margini di crescita.
(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10




