(autoproduzione) Sin dall’iniziale Aegis of Rime, si avverte l’energia insita nel suonare degli Strone Prohets. Il trio bergamasco incide questo album omonimo che mischia heavy, rock e stoner. Al contempo quanto udito nell’opener è lo specchio del resto di “Stone Prophets”: riff reiterati e ben marcati anche dalla batteria, un cantato con uno stile che nel timbro sembra andare tra i Cult e Kyuss ma in una versione libera, quasi punk, il tutto con una produzione che schiarisce tutto ma lasciando emergere il granito della chitarra e la densità del basso. La chitarra poi sa essere graffiante e anche foderata di groove, in particolare nei passaggi e momenti cadenzati. Un’autoproduzione che diventa un buon biglietto da visita, anche per via del fatto che gli Stone Prophets offrono un rock di base che è l’ossatura del tutto. Un approccio dunque diretto sia per il usicista che per l’ascoltatore che si ritrova a viaggiare tra riff decisi, pezzi trascinanti e un atteggiamento generale spontaneo. L’unica cosa che si spera migliori per il futuro è la capacità di caratterizzare e rendere peculiari le canzoni o alcune di esse. Come per “Holy Blasphemy” o “Wrath in My Mind”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10