copstratovarius(EarMusic) Credo che anche i più acerrimi nemici del power metal debbano riconoscere il valore oggettivo degli Stratovarius, band che ha contributo a creare un sound a cui, ancora oggi, molti giovani (soprattutto in Scandinavia) si ispirano. Non ripercorrerò le arcinote vicende della storia della band, che con l’abbandono di Timo Tolkki aveva attraversato un periodo (un altro!) di oggettiva difficoltà: per quel che mi riguarda, né “Polaris” (2009) né “Elysium” (2011) mi sono entrati nel cuore, e non solo, credo, perché avevo sedici anni quando è uscito quel capolavoro assoluto che risponde al nome di “Visions”… con “Nemesis”, cui il collega Luca Zakk dedica ottime parole QUI, certamente il bilancio è tornato in positivo; “Eternal” forse fa ancora meglio, perché punta senza remore al sound di fine anni ’90, riletto attraverso una produzione più piena e con un approccio più spregiudicato, che non teme di sfruttare i cliché del genere per giungere all’obiettivo. Partenza assai potente con “My eternal Dream”, con i tastieroni di Jens Johannson a sostenere un refrain che si memorizza immediatamente; a seguire, “Shine in the Dark” presenta risvolti più maturi e meno sparati, ma sempre convincenti. Ritornello semplice e ficcante anche per “Man in the Mirror”; non si fa disprezzare la ballad “Fire in your Eyes”, ma la vera perla sta in chiusura di scaletta. “The lost Saga”, che arriva quasi a dodici minuti, se la gioca con i capolavori di inizio 2000 (altro che “Emancipation”…) grazie a un andamento sostenuto e a un altro ritornello trionfale e maestoso, che dimostra come Kotipelto abbia ancora qualche freccia nel suo arco. In mezzo tanta velocità (“Feed the Fire”) e qualche altro arzigogolo vagamente progressivo (“Few are those”) per un disco il quale, se non segna la rinascita di una band che, a mio modesto parere, non rinascerà mai, testimonia almeno che i finlandesi non mollano, e sanno ancora scrivere brani di grande spessore. Per il 2015 non mi sembra poco.

(René Urkus) Voto: 7,5/10