
(Perception – Powered by Reigning Phoenix Music) Dal debutto nel 2019 ne hanno fatta di strada gli svedesi Tungsten, ovvero la band del leggendario batterista Anders Johansson (ex HammerFall, Manowar, Malmsteen), il quale iniziò tutto di nuovo mettendo in piedi una band con i tre figli! Da allora line up immutata (oltre alla famiglia Johansson c’è il vocalist Mike Andersson) e – questo compreso – ben cinque dischi! Il genere è un metallo potente, graffiante, molto moderno ma anche molto tradizionale, un mix tra power e heavy, con tocchi folk e libertinaggio tecnologico che strizza l’occhio al pop, come confermano l’irresistibile “Fuego del Sol” o l’assurdamente catchy “Supernova”. Difficile resistere a un disco del genere: certo, è molto poco ‘trve’, decisamente non ‘fedele al verbo’, ma la carica energetica è letale, un manipolo di brani che dal vivo altro non fanno che scatenare il pubblico, una ricetta perfetta per ogni festival estivo, sotto il sole, con fiumi di birra. “Joker” apre il disco in modo folky (inizia con canti alpini!), sulla scia del lavoro dei Korpiklaani… così irresistibile e travolgente. “Bite My Tongue” inietta elettronica e un po’ di growl, con un crescendo verso un refrain favoloso; “Happy” e “Sunshine Of Fall” sono un po’ più power, c’è dell’industrial con “Ted The Exorcist”, bella e grintosa “The North Will Rise” (con anche la voce di Tony Kakko dei Sonata Arctica). “For Thee” è puro folk in chiave moderna, con tanto di strumentazioni, cori e ritornelli epici, prima dell’epilogo rappresentato dall’heavy metal di “Ruin” e dalle pulsazioni della conclusiva “The Forge”. “Ashes” è un disco da gustare, da sparare a volumi illegali; un disco per far festa, per bere, per divertirsi. Certo, all’apparenza c’è un miscuglio di folk, di heavy, di power, di modernità elettronica… il tutto dietro a una copertina che non ha nulla a che fare con i contenuti… ma forse questo conferma una leggerezza intenzionale, voluta, concepita con intelligenza. Dopotutto è musica, è spettacolo, è intrattenimento… e se ti piacciono comunque delle belle chitarre pesanti, con “Ashes” (come con tutti gli altri album dei Tungsten) puoi solo divertirti come un matto, esorcizzando un po’ lo schifo della vita quotidiana e le lugubri nuvole che coprono i cieli di questo pianeta assurdamente incasinato.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




