(Karisma Records) Ormai i Tusmørke non sorprendono più. O, per meglio dire, sono così imprevedibili che qualsivoglia loro divagazione è ormai ovvia (non prevedibile), quasi capace di nascondere la sorpresa. Eppure, non c’è un disco uguale all’altro: ci sono sempre improvvisi cambi stilistici o cambi tematici, che rendono la band di Benediktator un animale raro. Tra il rock e il prog, tra il folk e l’alternative, un mix tra Deep Purple e Ian Anderson… “Balderdom” è l’ennesimo lavoro della band norvegese, una band che ormai non appartiene più ad alcuna epoca o tempo. “Balderdom” è un vinile, ovviamente. Quattro brani sul lato A e uno solo – molto sostanzioso – sul lato B. Tastiere d’epoca. Chitarre. Suoni spaziali (“Rerun of Forever (Stravinsky)” è un grande esempio). Linee di basso granitiche. Linee vocali libertine e disinibite (“Balderdom (Tres Jolie)” lo conferma). Tra folk e rock, tra prog e alternative, tra sperimentale e vintage, tra lo space rock e quello più legato alla terra nativa. Il tutto con un look invidiabile, così fuori epoca da risultare maledettamente attuale. I Tusmørke sono una specie di leggenda. Sono l’imprevedibilità fatta band. Sono sorpresa, sono divagazione, sono tradizione e futuro, sono strumenti moderni e strumenti etnici… sono diversità stilistica… forse sono la definizione di quel che dovrebbe essere il prog, il vero prog!
(Luca Zakk) Voto: 9/10




