(Blood Fire Death) Secondo album per i galiziani Unchosen Ones, a tre anni di distanza dal convincente debutto “Sorrow Turns To Dust”, ottimo esempio di quel power metal melodico che ha avuto verso la fine degli anni ’90 il suo momento di massimo splendore. Un album basato su parti in doppia cassa, riff melodici e voci altissime e squillanti, che ha saputo prendere il meglio di tali sonorità senza però copiare in maniera smaccata nessuna band in auge a quel tempo. In questi tre anni, la band spagnola ha avuto un notevole processo di crescita, rendendo il proprio sound più ricercato e maturo, pur mantenendo una solida base di melodic power metal. Le ritmiche sono ora meno scontate, lontane dalle classiche cavalcate di doppia cassa del power teutonico, e abbracciano influenze che strizzano l’occhio al power prog, sulla scia di Kamelot e dei più immediati Conception. Non a caso ho citato queste due band, accomunate negli anni dalla militanza di Roy Khan, cantante a cui il singer Javier Calderón deve essersi ispirato per questo disco, offrendo una prestazione in cui magari mette meno in mostra, in maniera fine a sé stessa, la propria estensione vocale, preferendo tonalità più calde, emozionali, quasi teatrali. L’opener “Idols And Kings” non lascia in realtà trasparire grandi cambiamenti, trattandosi di un brano di squisito power di stampo tedesco, tutto doppia cassa e ritornelli memorabili, ma già con la successiva “The Void” spuntano alcune importanti novità, come una massiccia presenza di tastiere, orchestrazioni, ritmiche più lente e solenni e linee vocali molto espressive. “Cursed Without a Cause” spinge ulteriormente sulla componente sinfonica, con una densa coltre di tastiere che si staglia sopra riff semplici ma potenti di chitarra e una teatralità vocale che qui raggiunge il proprio apice. “Whirlgig Saw” ci riporta a sonorità classicamente metal, tra riff di scuola priestiana e grandi assoli, mentre tornano doppia cassa e cori da cantare alzando il boccale con “Caught By The Wind”. Molto interessante la title track, ritmicamente più dilatata e dominata dalla magnifica prova vocale di Javier, mentre “Synthetic Wave Horizon” sa essere allo stesso tempo progressiva e diretta, con una sezione di assoli tra i migliori dell’intero disco. Una vena progressive che caratterizza anche la nervosa e claustrofobica “Midnight Mass”, prima della conclusiva “Death And Deliverance”, piccola gemma di metal melodico, potente e tecnicamente ineccepibile. Un album che sa essere allo stesso tempo classico e moderno, intricato e diretto, con brani che trasudano tecnica, passione e classe innata.

(Matteo Piotto) Voto: 9,5/10