(Antiq Label) Sono passati quattro anni da una pubblicazione di Vide, era infatti il 2022 quando Hylgaryss con il suddetto progetto pubblicò tre EP nell’arco di pochi mesi. Dopo quello che è stato un album suddiviso in tre uscite, ora arriva il primo full length per il tastierista francese, il quale si cimenta anche in altri strumenti e nel cantato, nonché impegnato in altri progetti come Black Fortress, Le Prochain Hiver e non solo. Con questo album esibisce un oscuro e decadente atmospheric black metal con momenti anche raw. Più che le chitarre, sono le tastiere e sintetizzatori a occupare uno spazio importante nei pezzi. Le chitarre, fredde e scheletriche, sono spesso un tappeto e non presentano variazioni particolari; ben più strutturate ed espressive invece le parti dei sintetizzatori, anche variegate nella scelta dei suoni. Suggestive le coralità in stile voci bianche che infondono un’epica struggente e rituale. Il cantato è un torvo, oscuro e arso semi-scream. “Aux enfants des Ruines” presenta diversi scorci interessanti, in particolare “Nourrir la Haine” oltre alla composizione “Messe des Ruines”, suddivisa in quattro parti. L’album è un incrocio tra la ricerca sonora, l’ambient con toni ritual e l’interpolare stili e soluzioni d’atmosfera. Nonostante una patina di imperfezione, per via di qualche passaggio e arrangiamento che suona ruvido, Hylgaryss crea però una dimensione sonora con momenti davvero ispirati. Si spera che in futuro ogni smussatura sarà compiuta e assistere così a lavori sempre ancora più evocativi e ispirati.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




