
(Blood Harvest Records) Album di debutto per Void Monuments, formazione con base a San Pietroburgo, con il chitarrista di origine ucraina e una devozione per l’old school death metal americano; dischi come “Altars Of Madness” dei Morbid Angel, il debutto eponimo dei Deicide e “Imperial Doom” dei Monstrosity devono essere stati il pane quotidiano per questi cinque ragazzi, visti i palesi omaggi alle band sopra citate; omaggi che si traducono in riff, quella parolina magica che, non mi stancherò mai di ribadirlo, molte formazioni death metal attuali tendono a trascurare in nome di tecnicismi sterili e fini a se stessi. Void Monuments riportano invece il riff a essere il perno centrale dei pezzi, mettendo a dura prova le nostre povere cervicali. Prendiamo ad esempio “Decapitate The Saints”, con quelle chitarre che, ad eccezione di qualche sfuriata, si mantengono prevalentemente groovy, con partiture ripetute e quel senso di claustrofobia che solo i maestri statunitensi dei primi anni ’90 erano capaci di sfornare, per non parlare dello stacco thrash slayeriano nell’ultimo minuto del brano: un orgasmo per chi ama queste sonorità! “Epitome Of Fear” coniuga i momenti thrash che caratterizzano i Vader di “Sothis” con gli intricati rallentamenti dei primissimi Deicide, con quei passaggi a-la “Lunatic Of God’s Creation”. Non c’è un attimo di cedimento, non c’è un riempitivo in questo meraviglioso debutto, ma merita una menzione speciale la conclusiva “Father Of Sin”, che sembra uscita dalla penna degli Immolation più ispirati, con una sezione di assoli nel finale da far venire la pelle d’oca. In ambito death metal, questo 2026 non poteva aprirsi in maniera migliore!
(Matteo Piotto) Voto: 10/10




