(Caligari Records) No, non sono i doomster texani con nome simile, questi c’hanno l’umlaut sulla ‘A’, cosa che li rende ovviamente più cattivi. E infatti questo trio di Los Angeles non ha nulla a che vedere con il doom e nemmeno con l’immagine soleggiata e allegra di una L.A. spensierata, con belle donne e vita notturna piena di energia. Questi Voidhämmer, al debutto, sono il male. Queste quattro tracce fanno paura già con il titolo (tra tutti un minaccioso “Rotting in Excrement” o un poco piacevole “Coffin Leakage”), e musicalmente non sono certo rassicuranti; growl tuonante, una voce disumana che proviene dal baratro di una malsana catacomba (ovvero la vocina di Mike Royal degli Swampbeast) e riff che affondano le mani nel death più underground, con strizzate d’occhio al grind e qualche remota influenza black. Un assalto sonoro disumano, vibrazioni che emergono dalla fondo misteriosa degli abissi, dalle cavità inesplorate della terra, le quali rappresentano ferite letali di un mondo che sta galoppando verso una fine ormai inevitabile, un vortice di distruzione che violentemente trascinerà dentro le nostre inutili ed effimere esistenze. Musica estrema e primordiale. Suoni che provengono da una dimensione diversa, la quale non è solo associabile a un genere underground o a una provenienza da un malsano sottosuolo cimiteriale. I Voidhämmer vanno ben oltre questi concetti, i quali sono in qualche modo descrivibili con parole: loro vanno più in profondità, verso il centro della nostra esistenza, concepita come ciclo completo, dal primo flebile vagito alle ultime strazianti e mortali urla di dolore.

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10