(Metal Blade Records) Dopo una ulteriore battuta d’arresto, i Vomitory hanno ripreso a carburare esattamente dal loro 30esimo anniversario, nel 2019, e infatti il nuovo album “In Death Throes” arriva solo tre anni dopo il precedente “All Heads Are Gonna Roll”. Incassata la partecipazione del chitarrista Christian Fredriksson che affianca l’altra chitarra del veterano Urban Gustafsson, gli svedesi riprendono dunque a saettare con il loro death metal che non lascia respiro, travolge cinicamente ma lascia all’ascoltatore anche qualche aggancio di tipo tecnico. La band è una centrifuga, un vortice di devastazione che si scatena continuamente in tirate veloci e blast beat eseguiti con chirurgica precisione. Sono momenti esaltanti perché i Vomitory avanzano senza la minima flessione. Scattano poi parti con chitarre arroventate e quasi con un retaggio crust in certi passaggi, e addirittura di tipo thrash slayeriano. Al di là delle velocità e su come siano costruiti i riff delle sei corde, la band non deraglia mai nei circa quaranta minuti di durata del nuovo album. Questo bastione inscalfibile è messo in piedi oltre alla sapienza della band, anche da una produzione irreprensibile svolta con il lavoro di più persone: le registrazioni di batteria e voce sono di Rikard Löfgren (Gehennah), il nuovo arrivato Christian Fredriksson si occupato proprio delle registrazioni di chitarre e basso, mentre mixaggio e masterizzazione sono infine stati eseguiti da Lawrence Mackrory dei F.K.Ü. ed ex Darkane. La brillantezza nella scultura di questi suoni e come le linee di ogni strumento e della voce torva e semi-gutturale di Erik Rundqvist si percepiscono, sono un invito ad assistere a queste titaniche bordate.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10