
(All Good Clean Records) Norvegia e fuzz rock: due concetti quasi incompatibili, un Paese ordinato e rispettoso delle regole, un sound grezzo, disordinato e possibilmente chimicamente alterato. Eppure i Waste a Saint non scherzano: sono al terzo disco e sono in grado di materializzare un sound eccentrico, un po’ annebbiato, ma dannatamente potente e cristallino. La band si rinnova: nuovo batterista, nuova sala prove, insomma un sacco di elementi che sono benzina sul fuoco della creatività, della rinascita, del riscrivere le regole; ed ecco che “…And It’s Evergreen” scorre fluido, acido ma coinvolgente, graffiante ma seducente. La voce di Bogey Stefansdottir è abbastanza soul da creare quell’atmosfera misteriosa, ma anche decisamente rock da risultare incisiva, potente, penetrante. Un pugno in faccia “The Villain Of The Piece”, acida la brevissima “…And the Henchmen”, un po’ fuzz e molto prog “Porcelain”. Irriverente “Strike, Parry, Riposte”, si scende nei meandri dello stoner doom con “As Dead As They Come”… con quei fiati che rendono tutto più drammatico. C’è un’anima pop nella distorsione di “Attention, Deficit… Something”; brani come “Blindfold Marigold” e “Northbound” esprimono rabbia e nervosismo punk, mentre la conclusiva “Brother, I Am Starving” è quasi provocante, delicata, illegalmente bluesy. Poco più di mezz’ora da sparare a tutto volume: sconsiglio le cuffie, potrebbero esplodere o arrecarvi danni irreversibili. Meglio una stanza grande, con casse potenti e, possibilmente, una bottiglia di vodka da seviziare!
(Luca Zakk) Voto: 7,5/10




