
(Prophecy Productions) L’oscurità di Scott Conner non ha limiti. Dopo la parentesi depressive black, la sua rinascita in chiave dark americana emana una forza incredibile. Xasthur ormai si spinge oltre l’artista, oltre il moniker e molto oltre le origini stilistiche, ora evolute verso territori dark jazz, libertini, ricchi di dissonanze, sempre acustici ma supportati da una drum machine programmata con estrema cura. La conclusiva “Death Can Heal” mette ben in mostra tali dissonanze, cosa anticipata timidamente dalla opener “Running from Silence”. Suggestiva e quasi ipnotica “Put You Out of Your Misery”; l’influenza jazz è massiccia in “Mantras of Delusion”, mentre “Impersonating the Impostors” offre un tocco prog. Malinconica “Nothing in the Dark”, sembra ci sia un barlume di speranza nelle note di “Waste of Eternity”, imprevedibile “Strategic Incompetence”. Scott Conner si conferma, conferma Xasthur e ricorda a tutti che la sua creatività tetra non conosce confini… cosa messa in evidenza da un dettaglio non certo insignificante: dopo anni nella label secondaria Lupus Lounge, arriva con questo disco la promozione nei ranghi più raffinati dell’eclettica Prophecy Productions!
(Luca Zakk) Voto: 8/10




