(Subsound Records) Sono folli. Completamente fuori di testa. Così insensati che dovrebbe essere un obbligo di legge ascoltarli, supportarli, amarli (senza doppi sensi, però!). Torna questo improbabile ed impossibile duo heavy (ovviamente a modo loro), un duo che emerge dagli sciami di zanzare delle campagne a ridosso del fiume Po. Esistono dal secolo scorso, hanno in tasca -questo compreso- cinque album nei quali suonano solo loro due, senza tanti fronzoli, senza ricercare perfezione, senza cercare i membri che teoricamente mancano, tra una giornata nei campi, un giro in trattore, un goccio di quello buono. Con il precedente “Macello” (qui) scrissi che loro sono ‘chitarra e pastorizia, noise ed allevamento’, ma con “Rosa”, al di là di una copertina che mi fa pensare a varie leccornie da luna park (quella roba fatta con il plutonio che ti fa cadere i denti), al di là delle raccapriccianti foto della band, siamo davanti ad un’opera ricchissima di melodia, ma tagliente, pungente, rockeggiante in un modo compatibile con l’autoradio installato in quel nuovo John Deere, rigorosamente riverniciato di… indovina un po’? Rosa! Cosa abbiamo di color rosa? Il “Pepe”, pesantissimo, la “Lana”, calda e un po’ disordinata (basta pensare da quale animale proviene), oppure -come la mia fantasia sembra avere indovinato- “Toffolette e Zuccherini”, tanto epici quanto mortali. Da bambino, quando non capivo qualsiasi cosa mia madre mi avesse appena gridato contro, io chiedevo ‘Cosa?’… e il refrain chiudeva con l’immancabile verso ‘Polenta e merda rosa’… un po’ una avvertimento, un po’ una minaccia, un po’ una battuta innocente… proprio come l’heavy blues dei tre minuti e passa di “Merda”. Rosa è un “Pompon”, un po’ psichedelico, un po’ pop. Altra roba rosa? “Pois”, troppo francese, troppo sconvolto e troppo metal per concepire la bellezza di qualsiasi cosa dipinto a pois rosa. Il “Confetto” può essere rosa, però questo brano hard rock ti fa venir voglia di confetti di tutt’altro genere… tanto da sognare un “Fiorellino” dal look punk con i petali sparati in alto e abbondantemente spruzzati con una illegale quantità di lacca ammazza ozono. Il “Fiocco” è rosa, tanto rosa quanto aggressivo… mai fidarsi delle apparenze, tanto alla fine il colore rosa torna di moda con “Maialini e Maialine”, ed ecco che si torna alla carne, al cibo e, ovviamente, al peccato! Che casino questo “Rosa”. Forse mi piaceva più “Macello”, o i dischi precedenti… perché poi il rosa io davvero non lo sopporto, anche se ci sono tantissime altre attraenti ed irresistibili che esibiscono un colore rosaceo…. forse questi due se ne sono dimenticati? Dopotutto è comprensibile con tutta la droga psichedelica che sembra assumano tra una mungitura e una sessione di aratro! Oppure sarà qualche sostanza chimica (dal colore rosa?) che qualcuno deve per forza aver versato nelle acque del maestoso fiume Po! Colore impossibile a parte, “Rosa” regala trentacinque minuti di vibrazioni, di follia, di spensieratezza: brani che potrebbero fare da colonna sonora ad un cartone animato poco politicamente corretto, brani che potrebbero essere re-mixati per poi essere sparati a tutto volume in in un qualche rave partiy rurale: Musica perfetta per la sagra del paese, dove tutti bevono e ballano infischiandosene di chi ci sia sul palco o cosa diavolo venga suonato!

(Luca Zakk) Voto: 9/10