Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

DR.LIVINGDEAD! – “s/t”

(High Roller Records) Ad essere simpatici i quattro ragazzi svedesi lo sono, ma nella sostanza questo loro omonimo debut, di sedici pezzi dal breve minutaggio, alla fine dei conti stanca. Anzi, spazientisce. Spazientisce perchè la forte influenza Slayer, Exodus e Anthrax è talmente eccessiva che ascoltare per intero “Dr.Livingdead!” diventa un atto scontato. Se da una parte la produzione è granitica e levigata, la tracklist offre un generico stile crossover, tipo Municipal Waste o DRI, “Kill Me!”, ma anche un thrash d’autore alla Exodus “World War Nine”, Slayer “Slime from Above” e il mosh in stile Anthrax, “Dead End Life”. Risultano trascinanti, ma diventano scontati già prima della metà dell’album.

(Alberto Vitale) Voto: 5,5/10

Di |2012-11-16T20:35:31+01:0017 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

SMOHALLA – “Resilience”

(Arx Prod.) Gli Smohalla sono la coesistenza di due elementi: Slo, chitarre, batteria, voce e tastiera, e Camille, al basso. I due francesi provengono da piccole pubblicazioni e questo “Resilience” è il sospirato debut album, nel quale si dedicano ad un black metal molto esoterico, glaciale, con atmosfere che avvolgono ogni cosa. In alcuni momenti ricordano gli Emperor nelle loro fasi lente o nelle orchestrazioni (per esempio “Oracle Rouge” oppure “Au sol les toges vides”) e questo perché le tastiere hanno un ruolo cospiquo, da protagoniste. Gli Smohalla creano melodie e poi tendono a disperderle in coltri ghiacciate, malinconiche, ma anche inquietanti oppure epiche. “Resilience” è uno stato emotivo altalenante (vedi “Marche Silencieuse” dominata dai synth con le chitarre praticamente smarrite in lontananza) pregno di oscurità, che richiede nervi saldi per seguirne i pezzi senza perdere la bussola del proprio umore. C’è da dire che alcuni brani andavano affinati, ma la sostanza del loro sound è probabilmente l’essere una pietra grezza che riluce di un bagliore spettrale.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-17T09:16:10+02:0017 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

SCREAMING EYES – “Greed”

copscreaminge(This Is Core Music) Nel 2010 gli Screaming Eyes realizzarono “Still Breathing”, contenente tre tracce prodotte da Ettore Rigotti (dei Disarmonia Mundi e guru di molti altri gruppi). Un anno fa i riff avevano una potenza non indifferente, ma adesso “Greed” si dimostra per davvero un passo avanti. Pur riconoscendo che gli Screamings non propongono novità, dimostrano di avere un sound redatto con buona convinzione nei propri mezzi. La produzione è ad opera di Becko (Hopes Die Last, Everland) e Cresta (Doomsday, Everland) presso lo Skie Studio di Roma; lo stile si ancora nettamente alle correnti metalcore europee: tanta ritmica martellante e assoli di chitarra dal tocco scandinavo, mentre il riffing è generalmente pregno di fasi veloci, grooves e di ampie aperture melodiche, mentre la voce di Bruno gioca sul cantato in clean, growl e momenti puramente urlati. Tutto rispetta il copione di questo genere, con una scaletta (i pezzi sono 10) in grado di svilupparsi con agilità. “Greed” è, va detto, una prova facilmente collocabile nei dettami di un certo recinto musicale, ma la band italiana suona in modo europeo e di noia non se ne vede l’ombra.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2013-04-24T12:23:28+02:0014 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANTICHRIST – “Forbidden World”

(High Roller Records)  Gli Antichrist sono svedesi e hanno avuto una citazione di merito come “band of the week” da Fenriz dei Darkthrone. I cinque sono autori di un thrash metal alquanto oscuro, in sintonia con le prime cose dei Kreator e Sodom, ma anche con (altro…)

Di |2018-05-22T12:11:56+02:0014 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

GOTTHARD – “Homegrown. Live in Lugano”

(Nuclear Blast-Audioglobe) Il mondo dell’hard rock piange ancora la tragica morte di Steve Lee, ma come riporta il sito ufficiale i Gotthard non hanno intenzione di fermarsi. Per omaggiare il singer, e nell’attesa di trovare un suo (altro…)

Di |2020-03-13T16:59:28+01:0012 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

ALMAH “Motion”

(AFM-Audioglobe) Il terzo album del progetto solista di Edu Falaschi rompe definitivamente con il passato negli Angra; sviluppando gli elementi già contenuti nel precedente “Fragile Equality”, si sposta su un sound più roccioso, con un appeal decisamente moderno e a tratti rabbioso. Fa davvero piacere constatare l’evoluzione stilistica dell’artista brasiliano, ormai del tutto libero dalla pesante eredità dei propri trascorsi. L’inizio fa pensare ad un power sinfonico abbastanza leggero, ma poi “Hypnotized” vira subito su un ritmo energico e trascinante. Il sound si fa boombastico con “Days of the New” e assai raffinato con la riuscita semiballad “Bullets on the Altar”. Addirittura sprazzi di thrash ed echi tribali in “Zombies Dictator”, con un Falaschi mai così aggressivo; ma non avevamo ancora sentito “Soul Alight”, che inizia come un brano extreme metal e si concede anche blast beats e tastiere spaziali, il tutto – e qui sta il bello – ‘montato’ su una struttura abbastanza classica. L’unico anello debole del disco è la confusa “Daydream Lucidity”, nella quale le infiltrazioni progressive sono solo disorientanti; si chiude poi in bellezza con l’acustica “When and why”, dove Falaschi si mostra ancora una volta istrionico e versatile. Non c’era sicuramente bisogno di una conferma del valore di questo vulcanico singer: un faro del power metal per quest’ultimo sprazzo di 2011, l’unica cosa trascurabile è forse la cover (creata, peraltro, da Falaschi stesso con il suo iphone).

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-10-12T16:54:07+02:0012 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

DIVINEFIRE “Eye of the Storm”

(Liljegren Records) Fra i molteplici progetti del cristianissimo Christian Rivel ci sono anche i DivineFire, dati per spacciati tre anni fa (quando pubblicarono “Farewell”) ma oggi nuovamente sul mercato con questo quinto full-“length”. La marcia in più del disco è la presenza del singer Germán Pascual, anche lui come Rivel ex-Narnia, autore di growlings molto profondi pur se mai eccessivi. Se ancora “Time for Salvation” mantiene una predominanza di elementi sinfonici, “Hold on” e “Unchain my Soul” superano la barriera e sconfinano decisamente nell’estremo: di tutti i progetti di Rivel i Divinefire si rivelano così il più originale e forse anche il più riuscito. “To love and forgive” tenta, e con buoni esiti, una escursione nel folk. Il massimo di potenza è in “Send me out”, mentre “The Worlds on Fire” riesce a combinare quest’ultima con il refrain e la melodia. “Never surrender” offre dei cori pesanti che danno al tutto un andamento molto epico, mentre l’outro strumentale “Close to the Fire” ci porta su lidi neoclassici. Non male!

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-10-12T16:52:28+02:0012 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

GRIFFAR – “Monastery”

(Non Serviam Records) Non è semplice valutare “Monastery”, album di debutto dei francesi Griffar. Ad un primo ascolto è sembrato da subito un lavoro da calderone. Una uscita in sintonia con le tante che ogni mese infestano il filone del death/black (altro…)

Di |2015-10-04T15:23:26+02:0010 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

LYDIA’S GEMSTONE – “The New Melancholy”

(Twilight Zone Records) Ascoltando il debutto di questa band austriaca, la prima cosa che giunge alla mente, a voler fare un paragone per descriverne i contenuti, sono stati i The Sisters of Mercy. Il sound dei Lydia’s Gemstone è intriso di dark-gothic, con ampie concessioni verso (altro…)

Di |2015-04-09T01:43:12+02:0010 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

TOUCHSTONE – “The City Sleeps”

(Spv/Steamhammer) Il ritorno dei Touchstone è qualcosa di piacevole perché la band inglese si è sempre contraddistinta per aver saputo coniugare l’elemento progressive con il rock e l’hard rock. Toni mai eccessivamente complessi, intense melodie indirizzate su più livelli che realizzano scenari grandiosi. Le tastiere di Rob Cottingham hanno un tocco personale ma, tanto per darne un’idea, lo  stile è avvicinabile a Rick Wakeman. Le chitarre di Adam Hodgson, vera bilancia stilistica tra i pesi del rock e i macigni più hard, assemblano l’ossatura dei pezzi finalizzati dai contrappunti del basso di Paul Moorghen. Chi deve impegnarsi a gestire le varie fasi dei pezzi, come i più selvaggi “These Walls”, “Throw Them to the Sky” o la stessa titletrack, è il batterista Henry Rogers, il quale sembra incidere meglio quando i ritmi sono pacati. Non ultima, perché è tra le cose più belle, la voce di Kim Seviour, la quale coabita con lo stesso Cottingham per tutto l’abum. Le canzoni più in vista sono “When Shadows Fall”, un brano dalla lunga durata che gioca con atmosfere da film horror, “Good Boy Sky”, vera sinergia tra spirito hard rock e scorci progressive, come accade anche con la titletrack. Tuttavia è arduo stilare una classifica dei pezzi, finanche alcuni apparsi inizialmente meno incisivi si dimostrano poi buone composizioni. “The City Sleeps” possiede l’alchimia giusta ed è un album da comprare, anche a scatola chiusa.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:33:20+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

GLYDER – “Backroads to Byzantium”

(SPV/Steamhammer) Il nuovo album dei Glyder passa attraverso la rivoluzione della line-up: Tony Cullen, cantante e bassista, e Davy Ryan, batterista, lasciano in favore di ben tre elementi. L’eccezionale Jackie Robinson arriva dietro al microfono, Graham McClatchie al basso e
Des McEvoy alla batteria. Robinson ha una voce graffiante e rock ed è il giusto singer per questo quarto album, vero momento per capire quanta strada abbia fatto la band irlandese dall’omonimo album del 2006. I Glyder con l’iniziale “Chronicled Deceit” riportano alla mente Dio, ma anche i Black Sabbath e qualcosa si avverte anche nella seguente “Long Gone” e nella settantiana “Down & Out”. Che siano impazziti? No, tutto rientra nei ranghi con “Fade To Dust”, “Don’t Make Their Mistake”, “Two Wrongs”, i quali sono pezzi più inclini allo standard della band, la quale ha comunque sempre strizzato l’occhio alla tradizione rock britannica. Come già sottolineato, l’arrivo di Jackie Robinson ha dato un apporto nettamente più intenso alla band, mentre gli elementi già consolidati e cioè il duo chitarristico Kinane-Fisher appare in perfetta forma per “Backroads to Byzantium”. La produzione è perfetta, realizzata con registrazioni a Dublino, mixaggio a Copenaghen e mastering in Germania; i suoni sono forti, puliti ma non appiattiti. “Backroads to Byzantium” diverrà un loro classico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:21:32+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

CORNERSTONE – “Somewhere in America”

(Atom Records) Nonostante siano austriaci da buoni rockettari i Cornerstone (attenzione, non quelli di Doogie White) puntano decisamente all’audience statunitense. Lo si era già capito con il primo album “Head Over Hills”, il quale fu licenziato, come questa nuova release, dalla statunitense Atom Records. Il rock dei Cornerstone ha diversi spunti AOR e tenta di essere fluido in canzoni come “Breathing for You”, “Follow You Follow Me”, “Strut” e “Right or Wrong”, la quale ha una progressione al piano che ricorda “Holiday” di Richard Wright. Questi sono brani placidi, non definibili ballad, ma sono oltremodo diversi da pezzi spinti come “Like a Stranger” e “High and Low”, mentre “Rise and Shine” è accattivante con il suo iniziale riff accelerato alla Police. Dunque un rock opportunamente melodico e non eccessivamente tendente al pop. Forse questo è il punto sul quale poi tirare le somme: sono capaci di essere più rock oppure la loro anima è incline al pop? “Somewhere in America” non chiarisce la loro essenza, la quale sembra tranquilla ed elegante, ma non del tutto definita.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2012-07-27T08:42:11+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

AMEBIX – “Sonic Mass”

(Easy Action Records) “Arise!” e “Monolith”, ecco i pilastri sui quali gli inglesi Amebix fondarono la propria reputazione. Le icone del crust punk hanno entusiasmato fans e addetti ai lavori, nell’annunciare la volontà di ritornare a suonare insieme. I primi segnali si erano avuti già nel 2008, ma ora “Sonic Mass” sancisce il loro ritorno. Dopo oltre due decenni pensare che una band fondamentale nello sviluppo del crust punk -forse più di quanto si dica, ma questo è un commento a margine- riesca a dire altro è arduo. Qui non si vuole partire prevenuti e la musica di “Sonic Mass” è l’unico aspetto da valutare. Quasi 44’ e dieci pezzi, con suoni poderosi ma ampiamente puliti e lucidati. Dieci pezzi a metà tra il ricordo di un fulgido passato e la proposta di modelli contemporanei, e quindi fuori tema rispetto al sound storico della band. La modernità è anche determinata dalla presenza del drummer Roy Mayorga -ex Nausea, Soulfly, Sepultura, ma già a lavoro con gli Amebix da qualche tempo-, conseguentemente il sound appare meno genuino e incline a dilagare in sonorità altrui o improprie, vedi “God of the Grain” e “The Messenger” i quali sono qualcosa tra l’industrial e il crossover. “Knights of the Back Sun” non è assolutamente da loro, troppo da hit! Non è da loro nemmeno “The Visitation” e “Here Come the Wolf”, troppo indulgenti al post-punk e al modern metal. “Days”, una semplice intro, porta gli Amebix a citare se stessi, un vezzo comune a tanti. Le cose migliori le mostrano nella marziale “The One”, nel viaggio spirituale della prima parte di “Sonic Mass” e nell’ottima e apocalittica seconda parte, e in “Shield Wall” tutto sommato un brano abbastanza celebrativo. Chi ascolta “Sonic Mass” non deve aspettarsi il sound anni ’80 e nemmeno ciò che ha fatto apprezzare gli Amebix. E’ un ritorno comunque gradito, ma non esaltante.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-10-06T18:08:58+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

FIABA – “L’Appiccato/Il Cappello a Tre Punte”

(Jolly Roger Rec-Masterpiece Distr.) La release in questione è la riproposta dei primi due album dei Fiaba, band autrice di un metal che accompagna tematiche e atmosfere medievali, popolari, celtiche, folk e, appunto, fiabesche. La band proviene da Siracusa e nasce nel 1991, partorita dal batterista e autore di testi Bruno Rubino. I Fiaba pubblicano i due album, ora riproposti in unico CD, rispettivamente nel 1991 e nel 1996. Seguiranno poi altri lavori importanti, l’ultima release è stata però un MCD nel 2007. Ascoltare questi due album significa calarsi in una dimensione, un mondo popolato da personaggi fantastici e non. La musica è ricamata da chitarre vigorose e decisamente metal, sorrette dalla tempistica puntuale di Rubino. Gli strumenti creano però delle soluzioni molto vicine a certe sonorità tipiche del rock progressivo italiano di decenni fa. Nell’economia dei pezzi contribuisce notevolmente la voce di Giuseppe Brancato, il quale si destreggia mirabilmente tra recitato e cantato, di filastrocche e storie capaci d’incantare chi le ascolta. Attenzione però, scrollandosi di dosso quello stato d’incanto è possibile rintracciare collegamenti e allegorie con la realtà. Diciassette pezzi che si rivelano dei racconti o storie, ma anche vere canzoni in quanto la melodia non viene mai meno e il concetto stesso di canzone non è mai sacrificato.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

Di |2011-10-06T18:08:15+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

URSUS – “Fuerza Metal”

(Pure Steel Records) Nonostante la copertina semi-splatter, i colombiani Ursus mettono un po’ di tenerezza. Perché sono genuini, perché suonano un thrash metal d’annata e lo cantano nel proprio idioma -conseguentemente molto più agevole per noi a inquadrare la loro musica-. Mettono tenerezza perché la qualità audio è approssimativa e una tecnica che ricalca riff conosciuti, ma proposti in modo “semplice”. Coinvolgenti la slayeriana titletrack, “Marioneta de la Guerra”, con il suo ritornello “Assassinos, bastardos, terrorista!” e la parte finale di “Patria Grande”. Purtroppo sono solo dei simpatici scorci, non in grado di rendere interessante una release permeata da un aspetto decisamente underground.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-10-06T17:55:35+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, U|Tag: |

LUCKY THIR 13N – “March of the Young”

(Lucky Thir 13n) Spensierati, giovani, modern hard rockers e greci. Si, i Lucky Thir 13n vengono da Tessalonica e in Grecia hanno già un considerevole seguito. I quattro hanno anche fatto da spalla ai Crashdiet a Tessalonica e ai W.A.S.P. ad Atene. Intanto esce questo debutto, dopo un lusinghiero EP di cinque pezzi che ha fatto parlare di se. “March of the Young” è un lavoro di rock mainstream, con suoni lucidi e canzoni orecchiabili; tuttavia gli undici pezzi non sono tutti scontati e delle canzoni interessanti sono “Say Goodbye”, infarcita al punto giusto di elettronica e con ghost track al seguito, la tanto street rock “Feels Like Coming Home” e non manca il brano punkeggiante alla Ramones ,“Yeah, I Want It”. Il massimo è però raggiunto in “R’n’R”, brano suonato con Vivian & Dj Spac e dall’iniziale “Alibi”, con relativo intro di stampo elegiaco-new wave. “Rivers Run Dry” tenta di mostrare ulteriori influenze con parti metalcore, ma senza incidere, mentre  “Another Memory” ha un ritornello in stile U2 americanizzati. Questi sono i momenti considerevoli di “March of the Young”, c’è qualche caduta ed espisodio scontato, come “Operation Overload” nel quale potrebbero essere chiunque e nessuno! La musica e i testi sono quasi totalmente di Elias Elias, cantante e chitarrista ritmico, ma il resto del gruppo lo segue in modo preciso. I Lucky Thir 13n non sono la next big thing, ma tutto sommato realizzano un buon debutto.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-04T17:37:51+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

RÊX MÜNDI – “IHVH”

(Debemur Morti Productions) Su questa band francese c’è pochissima biografia e la poca ufficiale è romanzata in modo mitologico e teogonico, lontana dal fornire informazioni più concrete e pratiche. Non si conosce la città di provenienza e i nomi dei componenti sono i seguenti: Metatron, Commander Of The Legions e Proclamations Of Faith, Seraphiel, Unearthly Presentations, Nathanael, Minister To The Lost, Chamiel, Uncoverer Of Secrets And Shadows. A parlare per loro in modo efficace c’è un black metal dall’alto tasso esoterico e votato a cambi di ritmo e di riff che lo rendono tutt’altro che prevedibile. “IHVH” è un lavoro che giunge da lontano: era il 2003 quando i Rêx_Mündi iniziarono a concepirlo e lo si è avuto embrionalmente in versione demo nel 2005, nel corso del tempo sono state aggiunte alla scaletta “Raising My Temples” nel 2006 e “The Flesh Begat” nel 2008. “IHVH” è un album che spesso vira verso soluzioni thrash e death, ma sempre con sound grezzo, cattivo e senza alcuna cesellatura di maniera. L’istinto black metal dei Rêx_Mündi è possessivo e non abbandona le sette composizioni, delle quali due superano i 10’. Se questo è l’inizio il futuro sarà, si spera, ancora più nero, maledetto e mistico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

 

Di |2011-10-04T17:29:55+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

STIELAS STORHETT – “Expulse”

(code666) Il secondo album della one-man-band Stielas Storhett, esce a cinque anni dal precedente e sotto una gestazione considerevole. Damien T.G., c’è lui dietro al monicker Stielas Storhett, ha composto “Expulse” tra il 2008 e il 2009 e ultimato le registrazioni alla fine dell’estate 2010. Chitarre fragorose, pochissimi momenti veloci (capitano in “Angel of Death” e “Two Lifless Month”) e tante situazioni d’atmosfera, questo è il black metal del russo polistrumentista. Un black metal pregno di emozioni e stati d’animo, capaci a volte di abbandonarlo totalmente e dirigersi verso territori più sul versante del rock psichedelico e introspettivo, come con l’incipit della titletrack disegnato dal sassofono oppure nei momenti riflessivi di “Hush-a-Bye” e “All Paths Lead to Oblivion”. E pensare che “Expulse” viene aperto con le urla di una donna che fanno gelare il sangue, ma tutto quello che ne segue è un’altalena di suoni distorti, e non solo, ma con alto tasso melodico e con le parti black inclini a ripetere i propri riif, sullo stile di Burzum, con la differenza che i pezzi di Damien T.G. sono più dinamici e variabili. Rispetto al precedente EP “SKD” il sound è meno grezzo, le canzoni hanno più strutture e confereriscono a “Expulse” l’aspetto di una rlease matura e concepita con volubile sperimentazione.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-10-04T17:09:08+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

VAN CANTO – “Break the Silence”

(Napalm-Audioglobe) Coloro che non sopportano i Van Canto alzino la mano! I tedeschi sono giunti al quarto album del loro metal a cappella e ormai, diradato ogni effetto sorpresa che aveva reso gradevoli le prime prove, le loro canzoni mostrano la corda e la ripetitività di una formula già nota. Apre le danze “If I die in Battle”, epica fino a quando non subentra la “sezione ritmica” della band, che conferisce al tutto (come sempre) un involontario effetto fra l’allegro e il semiserio; in quest’ottica “The Seller of Souls” è un vero disastro. Funzionano meglio le cover appunto perché le si legge automaticamente in un’ottica ironica: ecco quindi “Primo Victoria” dei Sabaton, cui partecipa anche Joakim Broden, e “Bed of Nails” di Alice Cooper. Discorso a parte per “Masters of the Wind” , forse l’unico pezzo davvero riuscito del lotto, quello in quale, non a caso, la componente “rakkatakka” è ridotta al minimo. Anche la ballad “Spelled in Waters” piace essenzialmente grazie alla chitarra acustica di Marcus Siepen. Aggiungiamoci pure la grintosa “Neuer Wind”, cantata in tedesco; ma per i Van Canto farei esattamente lo stesso discorso degli Apocalyptica, una band ormai finita che ricicla all’infinito una originaria innovazione.

(Renato de Filippis) Voto: 5/10

Di |2011-10-04T08:38:56+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

MESSENGER – “See you in Hell”

(Massacre-Audioglobe) In un ambiente true metal dove sempre meno defenders danno credito ai Manowar, la ricerca di un’altra band sullo stesso stile si è fatta ormai pressante. I tedeschi Messenger offrono molto in questo senso: non possono sostituire i Kings of Metal, ma costituiscono sicuramente un gradevole entr’acte nell’attesa dei nuovi eroi del metallo pesante! “See you in Hell” segue il debut “Under the Sign”, di ben cinque anni fa, ed è null’altro che una colata di heavy metal che piove sull’ascoltatore secondo gli stilemi più puri del genere. I nostri rispettano a pieno i tempi dei brani, i temi delle lyrics, l’abbigliamento con borchie e gilet a petto nudo (terribile la foto promozionale!), e la pacchianeria di certi atteggiamenti (durante i loro concerti decapitano una bambola-dj…): questo già li rende inevitabilmente simpatici, e se si aggiunge che il songwriting ha alcuni picchi notevoli il gioco è fatto. L’epica intro “Flames of Revenge” prelude alla titletrack: più che ai Manowar, in questo caso i nostri fanno pensare proprio ai Majesty di Tarek Maghary, recentemente tornati alla ribalta e proprio grazie alla Massacre Records. “Make it right” è più stradaiola, mentre qualche intelligente innovazione (l’assolo a cascata, la voce effettata e la batteria in controtempo) si trovano nell’interessante “Alien Autopsy”. Molto epica e per nulla scontata la lunga “Falconlord”, mentre è assai banale – ma comunque trascinante – “The Dragonships”. La vetta del disco è costituita da un’altra canzone epica e solenne, “Valkyries”, con un ritornello che i miei vicini conoscono a memoria. Si chiude con una cover di “Dr. Stein” degli Helloween: la versione digipack contiene altri tre brani per un totale di ben 75 minuti. Hail to Messenger!

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-02T23:28:46+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

R.U.S.T. – “Legends”

(Pure Undergound-Audioglobe) Dopo tanti anni a scrivere di heavy metal, ormai mi insospettisco se, nella biografia promozionale di una band, leggo che fra le principali influenze ci sono i Manowar. Sembra quasi che la menzione dei Kings of Metal sempre più in crisi apra automaticamente tutte le porte del mercato! I rumeni R.U.S.T. (acronimo che sta per “Rock under the Sign of Thunder”) hanno tutte le carte in regola per piacere agli appassionati della vecchia scuola: che bisogno c’è di scomodare un modello che sarà valido al massimo per un paio di brani della tracklist? Pezzi come l’atmosferica “Sign of the King”, “Firestorm” o “Warriors of Heaven” funzionano benissimo così come sono e sono anzi legate maggiormente al classico heavy metal che al “true metal” (o come diavolo volete chiamarlo) manowariano. Un debut solido che merita un ascolto da parte dei defenders.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-10-02T23:26:39+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

HATRED – “Destruction Manual”

(SAOL) Se amate il thrash tedesco vecchio stampo, rigorosamente legato alle leggi di fine anni ’80-inizio anni ’90, i tedeschi Hatred sono la band che fa per voi. “Destruction Manual”, dotato di un booklet reso inquietante dai disegni in stile catalogo commerciale americano anteguerra, contiene undici brani che fanno subito pensare a Kreator, (altro…)

Di |2019-10-21T17:10:21+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

WOLFMARE – “Hand of Glory”

(CCP Records) Tre anni fa ero rimasto folgorato dal secondo disco dei russi Wolfmare (il primo fu pubblicato sotto il monicker Wolfsangel): “Whitemare Rhymes” fondeva in modo perfetto folk, pagan, medieval e heavy metal in un mix irresistibile di potenza, magia e una ironia di fondo che rendeva il tutto ancora più godibile. Mi sono quindi lanciato sul nuovo “Hand of Glory” rimanendo, però, piuttosto deluso. Sul disco, decisamente breve, pesano i numerosi cambi di line-up: il prodotto ha degli buoni spunti ma finisce per ripetere stancamente quando il debut aveva proposto con molta più energia. “Bring out your Dead”, che col testo ci riporta ai tempi della Peste Nera, è la colonna sonora di una indiavolata festa pagana, mentre “Das Palästinalied”, come spiega il titolo in tedesco, ci porta in Oriente. “Heaven” rimanda al folk più ingenuo e genuino, mentre la lenta “The Keening” ha un afflato lento e solenne che mi ha fatto addirittura pensare al “Requiem” di Mozart. Poco altro da segnalare in un disco che poteva essere molto, molto più bello.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-02T23:20:24+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

NACHTBLUT – “Antik”

(Napalm Records) Al secondo ascolto di “Antik” chi scrive si è ritrovato con la testa intasata da pensieri. Proviamo a riordinarli. I Nachtblut sono tedeschi e hanno realizzato due album, poi l’austriaca Napalm Records ha sentito, in ritardo visto che è del 2009, “Antik” e (altro…)

Di |2015-02-09T22:28:08+01:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

GIRLSCHOOL – “Hit and Run”

(Wacken Records) Le Girlschool festeggiano il compleanno di “Hit and Run” ri-registrandolo. Era il 1981 quando uscì uno dei più interessanti album della NWOBHM. I brani di questa rivisitazione suonano con una maggiore (altro…)

Di |2017-05-26T01:23:02+02:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

PYRRHON – “An Excellent Servant but a Terrible Master”

(Selfmadegod Records) Esordio coraggioso per i newyorkesi Pyrrhon. Coraggioso perché suonano un death metal estremamente progressivo e contaminato da dissonanze e cacofonie jazzate. Un sound intricato e complesso che già dopo l’iniziale “New Parasite” tiene letteralmente soffocato l’ascoltatore nei labirinti chitarristici e dei tempi. Non è un lavoro semplice “An Excellent Servant but a Terrible Master”, sicuramente impressionante e contemporaneamente mancante di fluidità. Sono poche le finestre melodiche che si aprono nel turbinio dell’album, come “Correcting the Mistake” e “Flesh Isolation Chamber”, il resto è tutto sommerso da una cinica freddezza esecutiva. I Pyrrhon sono degli eccellenti esecutori, ma musicalmente incompleti in quel comporre che li vede protagonisti solo per la tecnica eccelsa. Un sound privo di compromessi, adatto a chi ama perdersi in dimensioni parallele che diventano intricate e cerebrali.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-09-30T16:37:57+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

RAIN – “XXX 30 Years on the Road – 1980/2010”

(Aural Music) Il mercato discografico propone spesso dei prodotti superflui, soprattutto quando si tratta di celebrare un evento o anniversario. Fortunatamente ai nostrani Rain è venuta l’idea di raggruppare un bel po’ delle loro canzoni, riarrangiarle, ricantarle e rivedendole digitalmente in studio, con Mats “Limpan” Lindfors ai Cutting Room Studios di Stoccolma. Il risultato è si quello di un “The Best of”, ma che offre una nuova chiave di lettura e un sound moderno e incredibilmente poderoso. Tredici scatenati pezzi di hard rock/heavy, nei quali si segnala l’inedito “Whiskey on the Route 666” e la versione acustica “Rain Are Us”. Una release capace di andare oltre la mera sintesi di una carriera, la quale non la racchiudi in 13 canzoni, e in grado di proporsi ai fans, ma che è anche un buon punto di partenza per chi vuole approfondire una band di rilievo del metal italiano e che tanto ha suonato oltre confine.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-30T09:01:32+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

THULCANDRA – “Under a Frozen Sun”

(Napalm Records) La seconda prova dei Thulcandra è una conferma, per chi scrive queste righe, di quello che è la band black metal tedesca: ovvero una gruppo capace di suonare il black metal in modo pulito e senza quel briciolo di cattiveria che invece il genere spesso (altro…)

Di |2023-05-13T16:33:11+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ABSU – “Abzu”

(Candlelight Records) Con il nuovo album “Abzu” la granitica e malsana band texana di black-thrash metal Absu scrive un nuovo capitolo della propria storia, usando un linguaggio abbastanza simile a quello degli ultimi due lavori. Sarà banale, ma il titolo e la stessa copertina rimandano inevitabilmente al precedente album omonimo del 2009. Questo è un segnale che la logica nel songwriting rispetto ai lavori  antecedenti a “Tara” è più marcata, a discapito della violenza istintuale tipica del loro sound. A conferma di questo modo nuovo di sviluppare le canzoni si può citare “Song for Ea”, un brano diviso in sei movimenti e della durata di oltre 14’. La suddetta linea stilistica in parte avviene anche grazie all’ingresso in formazione di Vis Cron alla chitarra, il quale ha un riffing molto più fluido e variopinto rispetto ai suoi predecessori. La formazione viene completata ovviamente dall’inossidabile Proscriptor McGovern, il quale si dimostra come sempre un batterista di tutto rispetto, e dal bassista Ezezu, entrato nella band al termine delle registrazioni di “Absu”. “Abzu” è un lavoro spedito, grazie a progressioni davvero furiose e ad altre più articolate perché più in sintonia con il thrash metal. A corredo si odono inserti tastieristici col mellotron, capaci di aggiungere ai pezzi quegli brevi scorci dal tono epico e mistico, necessari per sottolineare i testi mitologici d’ispirazione sumera. Fa piacere sentire che la band texana abbia ancora qualcosa da dire, con la speranza che proprio un brano così progressive come “Song for Ea”, possa essere una loro nuova direzione. Come lo stesso Proscriptor ha scritto, “la natura non rivela i suoi misteri, una volta per tutte”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-29T18:49:19+02:0029 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

SPEED LIMIT – “Unchained/Prophecy”

(Karthago Records) Gli austriaci Speed Limit erano tornati in pista qualche mese fa, dopo un silenzio lungo ben 18 anni, con il nuovo album “Moneyshot”; l’interesse nuovamente suscitato dalla band ha condotto la Karthago Records a ristampare (per la prima volta su cd) il disco d’esordio “Unchained”, datato nientemeno che 1986, cui si aggiunge l’ep “Prophecy” di due anni dopo. Ma forse siamo in una di quelle situazioni in cui il ‘ripescaggio’ non era indispensabile; e il ricco piatto, temo, finirà nelle mani dei soli collezionisti più invasati degli eighties. Cominciamo naturalmente da “Unchained”. Non è troppo convincente “Into the Future”, meglio le veloci “Burning Steel” e “Slave of Desire”; ma nonostante il nuovo master i suoni restano insufficienti e come ‘soffocati’. “Marriage in Hell”, sicuramente uno degli apici del disco, ha allo stesso tempo un tocco epico e marziale; “Fight to survive” suona incredibilmente inglese, “Wings of Steel” fa sognare ma è incolore la ballad “Toybombs”. Passando ora all’ep “Prophecy”, “The Prophecy/Dead Eyes” è ancora più evidente la matrice anni ’80 del sound, quasi che i nostri avessero voluto spingere verso un esasperato purismo. Dell’ep i brani migliori sono sicuramente “Lady” con il suo tocco americano e la sbarazzina “1000 Girls”, con in più lo scherzo finale “My Bonnie”. Alcuni spunti interessanti ma, in onestà, niente di eccezionale.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:33:42+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

BRAINSTORM – “On the Spur of the Moment”

(AFM-Audioglobe) Sono un gruppo longevo, i tedeschi Brainstorm: eppure non hanno mai sfondato, perdendosi un po’ nell’immenso calderone dell’heavy/power tedesco più duro. La carriera iniziata nel 1989 giunge oggi al nono disco, “On the Spur of the Moment”, animato ancora dalla voce di Andy B. Franck (in forza anche ad altre formazioni, come i Symphorce, sullo stesso stile). L’inizio è affidato a “Below the Line”, cupa, arcigna, serrata: il sound della band non è per niente originale ma è oro per chi ama il power più moderno e “cattivo”. Lo dimostra anche “Still insane”, dal guitar working molto compatto. Vicine al thrash la breve “Temple of Stone” e “Where your Actions lead you to live”, mentre “No Saint no Sinner” ha la carica giusta per trascinare l’ascoltatore. “In these Walls” è il singolo scelto per pubblicizzare il disco, ed è sicuramente il pezzo dall’appeal più radiofonico e immediato: ma il risultato, va detto, resta alquanto standard. E alla lunga il problema del disco si rivela proprio questo: monolitico nel suo incedere, “On the Spur of the Moment” non offre alcun tipo di sorpresa. Forse che sia proprio la staticità del songwriting il limite di questa band?

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:25:43+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

LEVIATHAN – “Beyond the Gates of Imagination – Part1”

(Bret Hard Records) I Leviathan, nome per nulla originale, sono una band tedesca nata da pochissimo tempo. Nel 2010 hanno realizzato un EP autoprodotto e in questo 2011 la connazionale Twilight pubblica il loro debutto, con il mastering a cura di Waldemar Sorychta. I ragazzi della Westfalia si esibiscono in un placido e melodico death metal fortemente progressivo, ma non eccessivamente complicato nei toni in quanto è giocato soprattutto sulle melodie e il loro susseguirsi, le atmosfere e le fasi smaccatamente heavy metal. I brani più tipicamente progressive sono “The Scourge We Wield” e “Sway Of The Stars”, una mini-suite di 9’; loro però amano passare da fasi veloci e agguerrite a soluzioni che strizzano l’occhio all’epic metal, come accade nella seconda parte dell’assolo di “Where Light and Death Unite”, brano comunque dalla velocità infinita, o anche a melodie medievaleggianti e folk, come in “Servants Of The Nonexistent” e “About Fangs And Feathers”. I Leviathan riescono a tessere riff dall’ampio respiro, sorretti da influenze epic-cassic metal e inevitabilmente dalla tradizione progressive metal più recente. Avrebbero potuto sbagliare questa prima vera prova, ma i Leviathan, senza voler strafare, si sono dimostrati all’altezza.  Adesso non resta che attendere la parte 2 di questa storia!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-28T19:06:05+02:0028 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |
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