Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
SABATON – “World War Live. Battle of the Baltic Sea”
(Nuclear Blast-Audioglobe) Strana parabola, quella degli svedesi Sabaton: il successo è arrivato relativamente tardi, con quel magnifico “Art of War” che è forse il miglior disco power del 2008, ma la consacrazione internazionale, con annesso passaggio alla Nuclear Blast, questi ragazzi l’hanno avuto con il loro prodotto più debole, “Coat of Arms”, uscito l’anno scorso. Reduce da un anno e più di tour mondiale, la band consegue ora l’importante risultato del disco live, dove dispiega tutta la potenza del proprio metal boombastico e guerresco. Qui ci occupiamo soltanto del primo cd del package, l’unico messo a disposizione dei recensori, e che riproduce il concerto tenuto nientemeno che su una nave da crociera in viaggio fra la Svezia e la Finlandia (!) nel Dicembre dello scorso anno. Per chi sia interessato, i nostri ripeteranno l’esperienza quest’anno nello stesso periodo… Fin da “Ghost Division” i Sabaton si mostrano precisi e carismatici nell’esecuzione: forse perdono un po’ troppo tempo in chiacchiere, ma i dodici brani in scaletta (più intro, outro e un medley conclusivo) nascono per l’esecuzione dal vivo e difficilmente potevano quindi deludere i fans. Funzionano bene tutti i pezzi di “Coat of Arms”, nello specifico “Uprising”, “Acies in Exhile” (forse il meglio riuscito) e “White Death”. Highlight dello show è naturalmente “Cliffs of Gallipoli”, che il pubblico canta a memoria: sull’ultima strofa Brodén però osa troppo per la propria voce baritonale. Altri momenti di grande coinvolgimento sono “40:1” e la vecchia “Attero Dominatus”. Nel gran finale, da cardiopalma “Primo Victoria”. Una band simpatica, che merita finalmente la gloria dopo anni di gavetta.
(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10








(Candlelight Records) La Candlelight pesca di nuovo dagli Stati Uniti per arricchire il proprio roster, con il second album dei Thee Living Fields. La band di Chicago è l’espressione di un doom dai tratti emotivi e variegati, creati con influenze epic, progressive, avant-garde e heavy metal. Un sound variopinto, poco funereo ma tanto “loquace”. Un lavoro che al primo ascolto rischia di disorientare l’ascoltatore, ma che reiterando la scaletta di otto pezzi pian piano si metabolizza. Del resto i The Living Fields propongono brani di una certa durata (alcuni da 9’, mentre la title track supera i 17’), i quali hanno bisogno di un legittimo tempo di assestamento nella mente. “Running Out the Daylight” è stato anche concepito con parti acustiche, cori, l’uso di strumenti come il pianoforte o i timpani: il tutto serve a proporre scorci inaspettati che non appesantiscono il songwriting, evitandolo di renderlo cervellotico. Un lavoro piacevole, soprattutto nei richiami a certi canoni del metal classico.