fotomastercastleColpaccio di MetalHead che si assicura una intervista con il noto guitarist italiano Pier Gonella e con il batterista John Macaluso, che ha lavorato fra gli altri con Malmsteen. Si parla principalmente di “On Fire”, il nuovo disco dei Mastercastle, ma non mancano considerazioni sulle tendenze dell’odierno mercato metal. Buona lettura!

Salve ragazzi, e complimenti per l’ultimo album “On Fire”. Ce lo presentate in dettaglio?
Pier Gonella: “On Fire” e’ il nostro quarto album in studio, prodotto ai MusicArt studios (Genova) ed uscito da qualche mese sotto Lion Music Records. La line up vede l’ingresso del batterista John Macaluso (Malmsteen, Symphony X , Ark, Tnt etc. etc.) che ha dato ulteriore energia alla band. Per il resto Giorgia Gueglio, singer, si è occupata di tue le liriche, mentre io, il bassista  Steve Vawamas ed il Macaluso delle musiche. Fortunatamente, dalle recensioni che stiamo vedendo in giro le nostre aspettative riguardo ad un ottimo disco, nella composizione e nella produzione, sono state per la maggior parte confermate.

John Macaluso: Lo trovo l’album migliore della band. I brani ed i ritornelli sono molto “catchy” e la produzione allo stato dell’arte. E’ stato bello lavorare al disco, al videoclip del brano “Chains” e a varie clinic di chitarra e batteria insieme a Pier Gonella.

Come si è svolta la registrazione, e in particolare come è stato collaborare con gli impegnatissimi John Macaluso e Roberto Tiranti?
Pier Gonella: Chiaramente siamo onorati della collaborazione con entrambi i personaggi. Ho collaborato vari anni con Roberto avendo militato nei Labyrinth, per cui conoscevo già la sua estrema professionalità e le sue performance vocali: la sua partecipazione nel brano “Platinum”, di cui abbiamo recentemente pubblicato un videoclip, è stata una ‘ciliegina sulla torta’… Per quanto riguarda il Macaluso è stata una soddisfazione enorme perché sono affezionato a tanti dischi in cui ha suonato, fra i quali  “Alchemy” del Malmsteen, e poi perché si è rivelato anche lui una grande persona.

John Macaluso: È stato molto divertente lavorare coi ragazzi, ognuno di loro è un grande musicista. Mi sono trovato davvero bene nello studio di registrazione di Pier Gonella. Fino ad ora ho registrato più di 250 album un po’ in tutto il mondo e quasi sempre quando i fonici mi mandano le parti mixate non riesco nemmeno ad ascoltarle perché vengono quantizzate e lavorate in maniera esagerata e pessima. Pier è un produttore molto esperto, ha mixato le mie batterie nella maniera migliore, conservando e valorizzando tutti i groove. Il risultato è un disco di alto livello, a mio parere il migliore dei 4 fatti fino ad ora.

I miei brani preferiti nella scaletta sono l’opener “Silver Eyes” e lo strumentale “The final Battle”… ne discutiamo più approfonditamente?

Pier Gonella: “The Final Battl”e è il rifacimento di una musica del compositore Chris Huelsbeck, più nota una ventina di anni fa come il tema principale del videogioco “Turrican II”. Non sono mai stato più di tanto appassionato di games ma ricordo ancora il periodio dell’Amiga 500, avevo già la testa nella musica e tante soundtrack mi sono rimaste impresse. “Silver Eyes” è uno dei brami preferiti anche da me. Abbiamo lavorato molto in studio su quel pezzo, ricordo che quando John ha registrato le batterie c’erano solo un paio di idee che gli ho suonato in cuffia. Il brano ha molti ritmi diversi tra chitarre basso e batteria, che si incastrano in maniera interessante, e la melodia vocale di Giorgia fa da principale collante, con un ottimo (e duro) lavoro sui cori dei ritornelli.

John Macaluso: Quando ho registrato le parti di batteria “The Final Battle” era un brano già ultimato mentre “Silver Eyes” non esisteva ancora, ho registrato su una base di chitarra improvvisata da Pier, lui sapeva cosa avrebbe tirato fuori da quel pezzo, e l’ha fatto!  Un altro brano particolare è “Quicksilver”, per il quale Pier mi diede solo il metronomo e mi disse di suonare il più heavy possibile…sapeva perfettamente quello che diceva ed infatti è il mio brano preferito insieme alla ballad “Gold violet” in cui la voce della Gueglio ha una resa pazzesca.

Come fa Pier Gonella a conciliare tutti gli oneri con band tanto diverse e tutte di buon successo? E qual è il progetto che al momento lo coinvolge di più?
Pier Gonella: Fortunatamente da una decina di anni lavoro solo nell’ambiente musicale; ciò mi consente di gestire tante situazioni contemporaneamente. Da qualche anno tuttavia ho concentrato buona parte delle mie attività presso la struttura Musicart. Così per esempio le prove, sia dei Mastercastle che dei Necrodeath, e la registrazione dei dischi si svolgono tutte qui. Stessa cosa riguarda i miei corsi di chitarra che prima erano separati in mille strutture diverse. L’aspetto artistico non crea particolari problemi perché il metodo compositivo ed il tipo di brani sono molto diversi tra Necrodeath, Mastercastle e gli altri progetti come il disco di Steve Vawamas “Athlantis”, ed il MusicArt Project. Inoltre lavoro come produttore di musiche per videogames per una ditta chiamata xplored. Gli impegni non sono facili da gestire, e soprattutto da conciliare, ma fortunatamente ho a che fare con persone molto giudiziose (e pure loro impegnate in più band). In cambio offro uguale attenzione a tutti i progetti e lavoro con grande impegno per non lasciare nessuno insoddisfatto.

È previsto un vero e proprio tour a supporto dell’album o ci saranno soltanto alcune date selezionate (come sempre – parlo da defender del sud – soltanto in Veneto e Lombardia, eh)?
Pier Gonella: Beh si al momento le date sono concentrate nel nord Italia ma dati gli ottimi feedback di “On fire” per al 2014 cercherò di lavorare per portare Mastercastle anche al sud, almeno in qualche festival estivo.

Come è sorto il coinvolgimento con Giorgia Gueglio? Che tipa è la bella cantante nella vita privata?
Pier Gonella: Io e Giorgia abbiamo cominciato a collaborare all’incirca nel 1998, o giù di lì. Ci siamo incrociati in svariate band e progetti, finche nel 2009 abbiamo provato a concentrare tutte le energie in un progetto nostro, e così grazie anche all’ingresso nella band di Steve Vawamas sono nati i Matercastle. Giorgia e’ un artista a 360 gradi,  quest’anno ha realizzato tutti i disegni della copertina e del booklet del disco. E’ una persona di grande cultura e sensibilità, capace di cogliere mille dettagli dentro ogni cosa e narrarli nei testi o nei disegni.

Ritenete che la band abbia conseguito, in Italia e all’estero, il successo che merita? O vi sentite sottovalutati da un pubblico che ha a che fare con una scena sempre più sovraffollata?
Pier Gonella: Diciamo che ogni band tende a rispondere sentendosi sottovalutata… Io sono molto contento dei risultati raggiunti dai Mastercastle, e di questo sono grato a tutta la band. Spesso riascolto tutti e 4 i nostri album penso che in ognuno ci siano un paio di pezzi che nelle mani di un produttore come si deve sarebbero stati valorizzati ancora di più, ma in Italia purtroppo bisogna sempre filtrare grandi chiacchiere e con produttori esteri è difficile lavorare per mille problemi logistici.  Siamo partiti da zero ed abbiamo realizzato 4 album in 4 anni ottenendo ottimi riscontri da giornali e webzine ovunque, non potremmo non esser contenti.

Sempre sulla scena italiana: cosa pensate delle ultimissime evoluzioni del genere power? Sembra che oggi le contaminazioni con i settori estremi del metal vadano per la maggiore…
Pier Gonella: Indubbiamente si, anche se a (mio gusto ovviamente) ritengo che in ogni genere musicale, come anche il power, ci siano ancora tante cose da dire senza bisogno di sfociare in altri generi, ma cercando le giuste melodie e gli arrangiamenti vincenti. Si cerca tanto di contaminare e di sperimentare ma i pezzi che rimangono a cuore sono quelli più orecchiabili, e orecchiabili non va frainteso perché non significa per nulla ‘semplice’ tantomeno ‘commerciale’. Come ripeto si tratta solo del mio parere.

John Macaluso: L’andamento del mercato discografico sta cambiando le cose e secondo me porterà di nuovo tutti i musicisti a fare tantissima musica live, on the road, come si faceva negli anni 70. Questo per me è molto eccitante e sarà un modo per distinguere i gruppi veramente originali da quelli che hanno costruito qualcosa solo in sala di incisione.

E cosa pensate invece del fenomeno, anch’esso sempre più inflazionato, del comeback? Ormai sembra che tutte le formazioni (blasonate o meno) degli anni ’80 siano tornate in pista, ma per quel che mi sembra non sempre con risultati considerevoli…
Pier Gonella: questo secondo me è un aspetto che va analizzato singolarmente per ogni band. In generale succede a tante band, ad un certo punto, di sciogliersi per svariati motivi. Soprattutto nelle band molto attive si convive costantemente in studio e dal vivo e col tempo a volte è difficile rispettare reciprocamente i difetti degli altri. Poi col tempo la voglia di fare dischi e concerti torna e si mette una pietra sopra su tanti problemi, piccoli o meno, che erano nati all’interno della band. L’altro aspetto che a volte fa da padrone è il denaro, ovvero il ‘business’, che ad alti livelli è spietato e può diventare l’unico motivo di una reunion, e allora questa potrebbe non funzionare un granché…

La conclusione spetta naturalmente a voi. Grazie per il vostro tempo e a presto!
Pier Gonella: Grazie a te ed a tutti i viewers di Metalhead, spero ci incontreremo presto!! Nel frattempo veniteci a trovare su www.facebook.com/mastercastle e guardate i nostro nuovi clip “Chains” e “Platinum” su youtube!

(Renato de Filippis)

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