
La quarta edizione del Church Of Crow Doom potrebbe essere stata l’ultima ospitata nella suggestiva chiesa sconsacrata di Pinerolo. Un’eventualità che ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora più intensa, accompagnando due giornate di altissimo livello dedicate alle sonorità doom nelle loro forme più profonde ed evocative.
La prima giornata si apre con i Maison Dieu, trio italiano capace di mescolare doom, psichedelia e influenze folk. Brani come “Edera”, “Mandragola” e “Città Nascosta” definiscono subito un’identità forte e riconoscibile.
Gli Harvest proseguono con un death/doom malinconico e compatto, con brani come “Hunter Of Souls” e “The Path Of Life”.
Seguiti dagli Asphodelus, che convincono per l’equilibrio tra aggressività e aperture atmosferiche di matrice old-school.
Gli Old Night si distinguono per una presenza scenica particolare, con tre chitarre e una forte componente corale, evidente anche in brani come “Mother of All Sorrows” e “Stormbirds”.
Cambio di registro con gli Of The King, tribute band dedicata a King Diamond e Mercyful Fate, che propone una scaletta solida con classici quali “Come To The Sabbath”, “Melissa” e “Halloween”.
Tra i momenti più convincenti della giornata spiccano i Procession, autori di una performance potente e ispirata, che ha rappresentato uno dei vertici assoluti del primo giorno, con brani come “One by One They Died” e “Raven Of Disease”.
Seguiti dall’ottimo ritorno dei Sad Symphony, che riportano sul palco lo spirito dei Thunderstorm con “Black Light”, “Templars of Doom”, “Parallel Universe” e “Sad Symphony”.
La chiusura è affidata ai Funeral, protagonisti di un’esibizione teatrale e immersiva, prima dell’aftershow degli islandesi Pthumulhu.
La seconda giornata si sposta su coordinate ancora più estreme e funeral. Ad aprire i Dio Nero, con un doom oscuro e concettuale (“Eternal Pestilence”, “La Carne del Falso Iddio”), seguiti dagli Swarm Chain, che presentano materiale dal nuovo album “Cernunnos”, con brani come “Earth’s Silent Secret” e “Cernunnos”.
Gli In Lugubre Tenebris creano atmosfere rarefatte, mentre i Dionysiaque convincono con il loro ritual occult doom, grazie a brani come “La Vierge Noire” ed “Evohe”.
I Monolithe propongono un set incentrato sul primo periodo della band, con estratti da “Monolithe I, II e III”, oltre a “Onset of the Eighth Cycle”, offrendo una performance ipnotica e coerente.
Momento storico con gli Excruciation, attivi dal 1984, ancora oggi credibili nella loro proposta proto death/doom, con brani come “Into Decay In Silence” e “Haunted”, seguiti dagli slovacchi Doomas, che costruiscono un set ispirato all’immaginario lovecraftiano con “Yog-Sothoth” e “Hounds of Tindalos”.
Gran finale affidato agli Esoteric, protagonisti di uno show esclusivo per l’Italia: una performance monumentale con “Beneath This Face”, “Stygian Narcosis” e “Culmination”, a conferma del loro status nel funeral doom.
Due giornate di altissimo livello, che chiudono – forse definitivamente – un’esperienza unica nel panorama europeo.
(Jennifer Badalotti)




