È proprio il caso di dirlo: il triangolo della morte! Quello che è andato in scena a Teramo, al Garage 7/9, con i Locus da L’Aquila e gli Insane Therapy da Pescara, definisce una linea continua tra le tre province che fa ben sperare per il Death Metal e affini.
Ultima serata live del format a cura di Alen e Garage 7/9, che chiude la stagione con due belle realtà abruzzesi, alternatesi a suon di Death Metal, Death Metal Progressive, Deathcore e sprazzi di Death/Black.

La serata inizia in perfetto orario alle 22:30 e i primi a salire sul palco sono gli Insane Therapy. L’atmosfera si fa subito oscura, martellante e sincopata, specie in Vacuum, il nuovo singolo della band pescarese; il brano trova in queste sonorità un testo rabbioso e introspettivo, che si mostra incredulo e critico dinanzi all’ipocrisia di chi spreca una vita dietro la fede. Il pezzo diventa un manifesto della distruzione di ogni legame con Dio, la morale e la società per essere davvero liberi, il tutto condito da una violenza sonora che trasuda dal palco. La band, oltre a farsi sentire, si fa vedere con una tenuta live esemplare; menzione speciale per la voce, che ha tenuto il set con la stampella: pura attitudine. Chirurgici e precisi come una macchina da guerra.

La tracklist alterna anche sonorità decisamente più Deathcore, come si avverte in tracce quali Take It All e Walking Dead Men, suoni che in passato avevano forgiato il sound della band. L’alternanza tra parti sinfoniche, sincopate e richiami Black fa pensare a band come Converge, i primi Trivium e, per via degli incastri nei riff e nelle sinfonie delle chitarre, ricorda molto anche gli Architects. Nel complesso, tecnica e cattiveria sono state espresse egregiamente dal quartetto pescarese. In passaggi come The Crown si entra a gamba tesa su tutto ciò che propongono con questa nuova formazione: un sound crudo e violento che lascia senza respiro e arriva dritto alle viscere. I ragazzi riescono a far coagulare la violenza musicale con sinfonie che trascinano in un viaggio nella parte caotica del proprio “io”, con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti.

Tracklist Insane Therapy:

  • New Era of Gore
  • Slaves of the Indoctrination
  • Walking Dead Men
  • Vacuum
  • The Crown
  • Dies Irae
  • Take It All
  • Dominus

Chiudono la serata i Locus, che iniziano con un’intro strumentale: un viaggio mistico e sonoro dove synth e batteria fanno da padroni. Dalle prime note riecheggiano subito riff alla Opeth, passaggi alla Jinjer ma soprattutto sonorità che ricordano i Gojira. Il quintetto propone una direzione artistica esemplare sul piano tecnico, senza mancare di potenza; un giusto mix che evita di renderli “standard”. Infatti, la loro proposta non è scontata né simile a quella delle tante band che percorrono le stesse lande musicali.
Sul piano live si entra in un’atmosfera riflessiva, malinconica e rabbiosa, con la voce che varia tra registri prettamente Black Metal e incursioni Death. Si vede che i ragazzi hanno grande manualità con gli strumenti: lo dimostrano nei vari assoli, negli arpeggi e nelle parti ritmiche delle chitarre che, alternandosi, creano armonia tra le parti. Emerge così l’anima Progressive e tecnica della band, che non manca però di fantasia, risultando schietta, sincera e incline a sonorità sperimentali.

La tracklist scorre e si arriva alle ultime due tracce del set, Misery e Flies, che sembrano coniugare al meglio il progetto Locus. Si nota una maturità artistica e compositiva che traccia appieno la direzione della band. Specie in Misery troviamo tutto ciò che il gruppo vuole esprimere: arpeggi malinconici, voci in sincrono e assoli cupi che accompagnano nella parte più introspettiva, chiudendo con un arpeggio da ‘ballad’ classica. La chiusura del set con Flies, invece, tira fuori tutta la cattiveria: riff trascinanti e una voce padrona del contesto che spazia dallo stile Black Metal al growl, fino a parti più armoniche e pulite che strizzano l’occhio ai Jinjer.
Possiamo dire, citando la band stessa, che i Locus live sono un ‘portale dimensionale in un mondo futuristico distopico’. In queste sonorità profonde e graffianti trova spazio il concept di una band che spinge l’essere umano ad aprire il proprio mondo personale.

Tracklist Locus:

  • Intro
  • Requiem
  • Hypnocracy
  • Demon
  • Misery
  • Flies

(Luca “Frankie” Luzi)