Serata immensa per questo appuntamento diverso dal solito, non convenzionale. Solo due band sul palco, capaci di scaldare una serata, riempiendo adeguatamente il Revolver Club anche di mercoledì, con molti fan provenienti anche da oltre i confini a nord e a est.
I tunisini MYRATH sono una garanzia: sono in circolazione da diversi anni, venti per la precisione, ma è nei tempi recenti che la loro aura ha iniziato a brillare a livello internazionale, principalmente dalla firma con earMUSIC, etichetta che ha pubblicato gli ultimi tre dischi, compreso il discusso ma efficace “Wilderness of Mirrors” uscito lo scorso marzo.
Una band -la prima del loro paese a ottenere un contratto discografico- che mescola progressive metal con il folk del proprio paese, puntando sempre più sul metal, sulla potenza, sfiorando quasi i confini dell’hard rock, pur rimanendo più complessa, curata e avvincente.
In questo tour la band di Anis Jouini, Malek Ben Arbia e del carismatico vocalist Zaher Zorgati ha voluto un solo supporter, identificando -indovinando al cento per cento- la band ungherese emergente ROSES OF THIEVES (finora due album pubblicati) come il perfetto act per aprire le serate.
I Roses of Thieves sono metal, sono folk, sono anche molto pop, con una line-up che presenta violino e fisarmonica in pianta stabile (anche sul palco!) e una frontwoman, Ivett Dudás (Tales of Evening, Thy Catafalque), capace, potente, coinvolgente… tanto da prendere il posto (con una performance sublime) di Elize Ryd durante l’esecuzione del brano “Until the End” degli headliner.
Si divertono i Roses of Thieves, notano che il pubblico sta crescendo brano dopo brano, convincono fin dai primi pezzi e instaurano la perfetta atmosfera per una serata davvero indovinata.
Puntuali i Myrath sul palco, con il loro batterista scenograficamente mascherato, un tastierista decisamente centrale (la new entry francese Kévin Codfert, degli Adagio), un bassista pazzesco e un chitarrista estremamente versatile, tutti attorno allo show del potente vocalist, spesso accompagnato da una ballerina capace di trasformare in sensuali danze le caratteristiche folk dei brani.
Un concerto potente, con una durata consistente ma efficace: si giunge alla fine e sembra siano passati pochi minuti, nonostante i sedici brani suonati.
Era una delle band che volevo assolutamente vedere, perché apprezzo i loro dischi, perché mi incuriosiva il loro blend sonoro ispirato alla loro terra di provenienza; evidentemente non ero l’unico a pensarla così, considerando il locale pieno e una maggioranza di pubblico femminile, compresa la bellissima ragazza romena accanto a me in prima fila che conosceva i testi di ogni singola canzone!
All’inizio mi piaceva vedere se questa ragazza sapesse davvero tutte le parole cantate da Zaher Zorgati… ma a un certo punto ho invertito i ruoli: volevo assicurarmi che Zaher Zorgati non sbagliasse i testi cantati correttamente da questa fan sfegatata!
(Luca Zakk)
Setlist dei MYRATH:
The Funeral
Born To Survive
Dance
Until The End
Into The Light
The Clown
Through The Seasons
Tales Of The Sands
Still The Dawn Will Come
Breathing Near The Roar
Endure The Silence
Beyond The Stars
No Holding Back
Soul Of My Soul
Les Enfants Du soleil
Believer




















