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VEXILLUM – “The Biouvac”

by on Ott.01, 2012, under ALBUM, V

(Limb/Audioglobe) I simpatici toscani Vexillum si sono fatti notare in tutta Europa grazie al fortunato tour con i Rhapsody of Fire: a circa un anno e mezzo dal godibile debut “The wandering Notes”, e a ridosso di un altro tour con Luca Turilli, si riaffacciano sul mercato con “The Biouvac”, passando peraltro dalla sempre meritevole MyGraveyard Productions alla più blasonata Limb. Osservando la scaletta, notiamo anzitutto che tutti i brani durano almeno cinque minuti (il disco così arriva al minutaggio complessivo di quasi 68’), e come quelli del debutto sono spesso uniti da rumori di fondo e brevissimi intermezzi. “The Wanderer’s Note” ci mostra che il sound è ancora quello del predecessore, forse giusto un minimo più ruvido: la voce di Dario Vallesi è sempre utilizzata al massimo, il ritmo è incalzante e positivo (il paragone più vicino restano sempre i primi Elvenking). Ancora più epica e oserei dire baldanzosa “Dethrone the Tyrant”, mentre “The Oak and Lady Flame” può essere ritenuta una power ballad che non rinuncia comunque a una forte componente epica ed emozionale. La ballata vera e propria è invece l’acustica “The Dream”, 100% medieval folk; “The Marketsquare of Dooley” si concede invece più di un passaggio dove si dispiegano, fra voci, rumori e motivetti, le attività del mercato del titolo. “The Way behind the Hill” spinge al massimo tutti gli elementi del sound: ritmi ficcanti, un giro immediato, cori e sovra-cori ammalianti, tanta energia e una atmosfera senza tempo. In quest’ottica è quasi commovente “Valhalla”, che per chi sappia ascoltare cita letteralmente i Manowar di “Swords in the Wind”. È proprio questa la tipologia di canzone che riesce meglio alla band (sono evidenti le analogie con la splendida “Avalon” dal debut). Nel finale, abbiamo ancora tempo per le evoluzioni strumentali di “Megiddo”. Questo disco ha solo un piccolo difetto che proprio non riesco a mettere a fuoco: però dall’ascolto si esce un po’ storditi, forse perché il songwriting, nonostante l’apparente varietà, è sostanzialmente omogeneo. Ma stiamo cercando il pelo nell’uovo: in alto i vessilli del metallo italiano!

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

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