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CANNIBAL CORPSE – “Red Before Black”

by on Nov.08, 2017, under ALBUM, C

(Metal Blade Records) Risale al 2014 “A Skeletal Domain”, tredicesimo album dei Cannibal Corpse. Ora, dopo una ricreazione durata tre anni, i maestri incontrastati del brutal death metal tornano a sedere in cattedra per impartirci una nuova lezione di classe e ferocia. Lo stile della band è da sempre riconoscibile al primissimo ascolto, eppure il sound dei Cannibal Corpse si è molto evoluto nel tempo. Ogni album è un tassello di una crescita tecnica e compositiva che ha sempre permesso ai nostri di evolversi senza minimamente snaturarsi. L’efferatezza esecutiva è sempre rimasta la componente principale del Cannibal sound, ma nelle ultime uscite (“Kill”, “Torture”, “Evisceration Plague” e “A Skeletal Domain”) alcune soluzioni più oscure e raffinate ne hanno leggermente smorzato l’impatto sonoro. È quindi con curiosità che ascolto il nuovo “Red Before Black”. Una curiosità che dopo pochi secondi si trasforma in gioia, mentre vengo investito dalla furia slayeriana di “Only One Will Die”. La band riscopre le radici thrash degli esordi, filtrandole in un’ottica più matura ed un bagaglio tecnico impressionante. La coppia di asce Barret/O’Brein è una garanzia, con i due chitarristi che macinano riffs letali e assoli tecnici ed incisivi. Alex Webster al basso è un’istituzione, mentre il drumming di Paul Mazurkievicz si conferma preciso e devastante. Il gigantesco George Fisher dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori singers nel genere, alternando growl profondissimi e scream taglienti. “Firestorm Vengeance” non fa prigionieri: veloce e maligna, sembra creata apposta per scatenare la bolgia sotto il palco. “Code Of The Slasher” parte lenta e sulfurea, con un riff al limite dello sludge che si rivela essere la quiete prima della tempesta, visto che pochi secondi dopo si scatena il macello. “Scavenger Consuming Death” è invece caratterizzata da un riffing monolitico ed estremamente pesante. Un album possente al limite dell’arroganza. Una brutale dimostrazione di forza di una band che da quasi trent’anni siede sul trono del brutal death metal americano.

(Matteo Piotto) Voto: 9,5/10

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