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DRUG HONKEY – “Cloak of Skies”

by on Feb.10, 2018, under ALBUM, D

(Transcending Obscurity Records) Giungono al quinto album gli americani Drug Honkey. E confermano il loro essere fuori norma, fuori regola, trasversali, in un certo senso più avanti e più deviati di altri act che si cimentano in qualcosa che ruota attorno al doom ed al funeral doom. Pesanti, lenti ed estremi, catturano quei riff laceranti tipici della frangia estrema del doom iniettandoci dentro una buona dose di componenti aliene, mescolando con intelligenza, evitando pezze senza senso e dando vita a qualcosa che veramente continua a suonare identificativo, originale ed orribilmente coinvolgente. Immaginate il funeral doom: lento, pesante, distorto, con growl altrettanto incisivo e malato. Quando avete bene in testa questo quadro soffocante, affiancateci una forte dose di psichedelico, del noise, un supporto atmosferico… e prendete come linea guida i Godflesh… e collocate tutto in un contesto in qualche modo post-metal con una forte tendenza futuristica ed apocalittica. Ecco allora che brani come “Sickening Wasteoid” aprono una porta finora invisibile dotata una serratura senza chiave, e trasportano su dimensioni acide, instabili, colorate con tutte le più depressive sfumature di grigio. Drumming e chitarre putrefatte creano basi ossessive per un cantato tra lo straziante ed il cosmico, mentre le tastiere delineano scenari postatomici di magnitudo galattica. Il massacro lo-fi di “Outlet of Hatred” incontra qualche barlume di oscuro groove verso il finale. Il freddo di mondi lontani e disabitati si diffonde con “(It’s Not) The Way”, un brano che ricorda una versione pestilenziale e priva di luce degli Hawkwind. Fumo, scariche elettriche, morte e depravazione emergono dalla lunghissima “The Oblivion of an Opiate Nod“. Intensa la title track, brano che fa emergere suoni assurdi, sassofoni eterei, voci lontane… atmosfere robotiche e completamente disumane. La opener “Pool of Failure” viene offerta anche come traccia in chiusura, in questo caso con il remix proprio Justin Broadrick dei Godflesh… tanto per aggiungere una componente destabilizzante ad un livello di ansia nervosa già fuori controllo. Lontani da ogni fonte di luce. Lontani da calore umano o animale. Annegati nel fumo tossico. Dispersi nel cosmo siderale. I Drug Honkey sono una conferma, una garanzia ed una certezza. La certezza della fine e conseguente oblio.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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