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FREDDY DELIRIO AND THE PHANTOMS – “The Cross”

by on Apr.12, 2019, under ALBUM, D, F, P

(Black Widow Records) Vi siete mai chiesti come suonerebbero i Death SS se non fossero il prodotto della mente di Steve Sylvester, ma di un altro membro della mitica band italiana? Una possibile risposta viene da questo intenso album, il lavoro ‘solista’ del tastierista e polistrumentista (qui anche vocalist) Freddy Delirio! Undici brani di rock occulto, inquietante, pregno di dettagli prog, di tecnica, di ottime keys, di taglienti ed avvincenti chitarre, ritmiche travolgenti ed avvolgenti, ed una atmosfera costantemente vicina al mondo dell’ignoto. I brani rivelano la capacità di Freddy e la sua band nell’arte del songwriting: canzoni pregne di dannazione, ma infinitamente catchy, attraenti, sempre provocanti, spesso sensuali. Tale provocazione, tale ambito occulto viene incessantemente esaltato da lyrics che hanno a che far con creature dell’aldilà, con fantasmi, con dimensioni e realtà ancestrali, antiche, miti e misticismi remoti legati indissolubilmente all’eterno castigo dell’immortalità. “Frozen Planets” è dinamica, pulsante, deliziosamente digitale anche se la chitarra mantiene la sua essenza carnale. L’elettronica di “Guardian Angel” è esaltante, specie per l’impostazione epica delle vocals. Irresistibile l’hook di “Inside The Castle”, un brano con un ritornello eroticamente catchy, mentre si rivela profondamente oscura l’inquietante “The Circles”. Teatrale e remotamente pinkfloydiana “In The Fog”, perfettamente abbinata alla maledizione sciamanica di “The New Order”, un brano con risvolti che si abbandonano ad una epicità dipinta di angosciante colore nero. Dark wave e metal virtuoso si incrociano su “Afterlife”, vibrazioni pulsanti con “In The Forest”. “Liquid Neon” lascia emergere quella sonorità a-là Death SS qui però esposte con una efficace versione dalle tendenze dark pop, le stesse tendenza che affiorano con la malinconica e decadente “Cold Areas”, prima della lunga e conclusiva “The Ancient Monastery”, un’opera che integra sapientemente sonorità che spaziano dalle soundtrack per film horror, fino ai Death SS di “The 7th Seal”, divagando nei paraggi di Alice Cooper (specie per la performance vocale di Freddy!) ed offrendo chitarre che a volte ricordano la poesia di Marty Friedman. Passione perversa, spiritualità diabolica, misteri ultra-dimensionali e trans-temporali che convergono con maestria ed intensa suggestione in undici brani d’autore, capaci di trasmettere emozioni, vibrazioni, alimentando con cinica follia tutte quelle fobie nascoste e apparentemente sepolte nel subconscio.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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