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SABATON – “The Great War”

by on Lug.20, 2019, under ALBUM, S

(Nuclear Blast) Annunciato da una copertina forse troppo esplicita e ‘carica’, il successore del mediocre “The last Stand” finalmente ci mostra un minimo di verve: per chi scrive i Sabaton sono ormai andati tempo fa, ai tempi dello scisma che portò alla creazione dei Civil War, ma “The great War” (naturalmente dedicato alla Prima Guerra Mondiale) è certamente quanto di meglio i panzer svedesi ci abbiano proposto almeno da “Carolus Rex”. Ovviamente siamo sempre di fronte a un album breve, privo di sorprese (a meno che non vogliate chiamare ‘sorprese’ un paio di minime variazioni sul tema) e fondamentalmente ripetitivo… ma insomma, diciamo che un tentativo di non ridursi al compitino stavolta c’è! “The Future of Warfare” ha i cori pieni che sono il trademark della band: l’impianto sonoro è stranamente ‘leggero’, alle parti vocali sparate segue un wall of sound meno impattante del solito, ma è ok così. Incalzante e con un taglio più classico “Seven Pillars of Wisdom”, poi “The Attack of the dead Men” (e questo triste momento doveva prima o poi arrivare) indulge quasi, e per fortuna solo quasi, alle sonorità disco metal dei Beast in Black che sembrano andare tanto per la maggiore in questi mesi. Energetica “The red Baron”, con la sua singolare apertura di keys, mentre la quasi titletrack “Great War” è la summa del Sabaton sound, pomposo e quadrato. “The End of the War to end all Wars” è cantata da Brodèn con un altro stile meno ‘sparato’ e teatrale, e la scelta è sicuramente premiante: per fare un paragone, è come le rare occasioni in cui Udo canta in clean… si chiude con una versione con voci femminili del corale “In Flanders Fields”. Ora certamente arriveranno lodi sperticate da tutte le parti, e ancora una volta la mia sarà una voce fuori dal coro… vi invito a giudicare “The great War” per quello che è, e a pensare che questa band ha pubblicato anche dischi come “The Art of War” e “Attero Dominatus”. Presentato anche in una “History Edition” dove ogni brano è preceduto, in modo un po’ ridondante, da un minutino di narrazione del contesto storico cui è dedicato ogni brano.

(René Urkus) Voto: 7/10

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