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CRIMSON MOON – “Mors Vincit Omnia”

by on Set.06, 2019, under ALBUM, C

(Autoprodotto / Debemur Morti Productions) In circolazione da venticinque anni, i blacksters americani Crimson Moon arrivano al quarto full length. In verità la band di Scorpios Androctonus è di fatto emigrata, tanto che ormai è indubbiamente una realtà tedesca e tutti gli membri attuali in formazione dal 2016 in poi, sono tutti Europei, dando forse una nuova e fresca energia alla band. “Mors Vincit Omnia” è puro black metal, ricco di mid tempo e teorie incalzanti, ma corredato da un approccio rituale interessante, il quale smussa gli spigoli taglienti dell’impostazione violenta offrendo un approccio più seducente e coinvolgente. Oltre ad un black d’annata, decisamente più vicino al nord Europa che alla tradizione americana, “Mors Vincit Omnia” risulta decisamente epico, partendo proprio dal titolo (dal latino: ‘La morte conquista tutti’): ciascuno dei lunghi brani regala manciate di riff sferzanti, di blast beat massacranti, di vocals perverse… ma non manca mai quella tendenza ‘grandeur’, quell’andamento dai tratti liturgici trionfali, cosa che dipinge il disco con una ulteriore pennellata di nero, colore dal quale gocciola copiosa un’aura di sublime malvagità. Teatrale “Funeral Begotten”, inquietante e con arrangiamenti molto ben riusciti “Upon the Pale Horse”, meravigliosamente occulta “Parcae – Trinity of Fates”, grandiose le linee di basso che accrescono la resa globale di “Altars of Azrael”, intrigante “Godspeed Angel of Death”. I lunghi brani non sono mai noiosi e ripetitivi, dimostrando che Scorpios e compagni hanno osato, forse rischiato, ma sono arrivati senza dubbio ad un ottimo obiettivo, reso ancor più azzeccato dalla scelta del ventaglio di guest vocalists, ovvero Lord Angelslayer (Archgoat), Ixithra (Demoncy), Phaesphoros (Kawir) e, soprattuto, Proscriptor (Absu). Non mancano altre interessanti collaborazioni, come l’outro “Tempus Fugit” composto e suonato dal tastierista Brian Artwick (ex Absu) o la copertina creata dal genio italiano Daniele Valeriani (Dark Funeral, Mysticum, Mayhem). Album avvincente, molto ben composto, sempre caratterizzato da un sound tuonante: nulla di particolarmente nuovo ma, dopotutto, la morte che ci conquista è sempre quella. Fin dall’alba dei tempi.

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10

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