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FUNERAL ORATION – “Eliphas Love”

by on Set.09, 2019, under ALBUM, F

(Avantgarde Music) I Funeral Oration sono una perla oscura e ben nascosta. Italiani, attivi dal 1989… finora hanno pubblicato solo due album, compreso questo, con un debutto risalente all’ormai lontano 1996. Tra il membri che sono passati negli schieramenti di questa tetra essenza, possiamo contare il front man degli Aborym, ma anche gente che viene da band quali Hypnotheticall. Sicuramente il loro genere, secondo i canoni moderni, è definibile black metal ma, ad essere sinceri, qui il black metal è solo una componente tematica, ben lontana dalla struttura musicale dei sette brani proposti. Certo, i legami con il black ci sono, visto che il front man TheOldNick era un personale amico di penna di Dead dei Mayhem, ed i testi rigorosamente in italiano sono tutti orientati ad esoterismo, a conflitti tra bene e male, luce e tenebre, tuttavia musicalmente i Funeral Oration sono una convergenza di musica trasversale: dal black, al doom, dall’heavy metal al symphonic/prog metal, fino a quella componente horror music per la quale l’Italia è sicuramente famosa nel mondo. Dopo un intro tutt’altro che rilassante, è “Furor Eretico” che rivela l’ira dei Funeral Oration: violenta, maledetta, furiosa, a tratti maideniana, a volte progressiva (le tastiere in questo album fanno un lavoro eccellente), sempre carnalmente decadente. Brillano luci in un buio asfissiante con “Anatema di Zos”, forse il brano più ricco di recitazione, di teatro, di atmosfera cinematografica scandita da riff furibondi, tastiere dal gusto classico, crescendo letali. Remotamente symphonic black “L’Abisso”, un brano particolarmente torturato dai poemi funesti. Marziale ma anche assurdamente ottimista “Marcia Funebre”, travolgente e progressiva “Tregenda”, più old school incrociato con colonna sonora horror sulla conclusiva “Vuoto Mistico”. Trionfo del buio, celebrazione del male, apoteosi dell’occulto. Un album con una teoria musicale che spazia dal black marcio alla luminosità di derivazione barocca, ma con testi cantanti, o per meglio dire recitati, che fanno rabbrividire anche grazie alla suprema interpretazione della mente e vocalist della band TheOldNick.

(Luca Zakk) Voto: 8/10

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