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TEZZA F., “Le influenze sono la base da cui partire per cercare di creare qualcosa di proprio e di personale”

by on Mar.08, 2013, under INTERVISTE

fototezzafEccovi una lunga e varia intervista con Filippo Tezza, giovane artista veronese impegnato su più generi (qui ci occupiamo prevalentemente del suo progetto power), che è diventato ormai beniamino di tutta la redazione di MetalHead! Buona lettura! 

Ciao Filippo, grazie per questa intervista! So che sei un artista con diversi interessi e che il power non è il tuo unico amore… il collega Luca Zakk mi dice che te la cavi benissimo anche con il black!
Ciao Renato e grazie a te per la possibilità! Si, dici bene; nell’ambito del metal ho diversi interessi. Il power, in tutte le sue varianti, è il genere che preferisco, perché ci sono cresciuto e perché adoro la melodia e gli approcci sinfonici legati al metal, ma mi piace comunque un po’ tutto il metal, sia i sottogeneri melodici che quelli più estremi. Il black old-school mi piace parecchio per via di quelle atmosfere glaciali e poi il black sinfonico è un altro genere che adoro particolarmente. Quello che dice Zakk, al di là del suo parere soggettivo, è corretto, nel senso che ho anche un altro mio progetto solista oltre ai Tezza F.; si tratta dei Silence Oath, con cui suono e canto black metal sinfonico…anche se il prossimo album sarà una cosa molto più sperimentale! Sempre sympho-black di base, ma con svariate influenze…se tutto va bene ad aprile-maggio si inizia a registrare! Ad ogni modo, questi due progetti sono due mezzi diversi con cui esprimo la mia personalità e il mio amore per questi generi musicali.

Guardando qualche foto in giro ne desumo anche che sei giovanissimo (sicuramente più di me)… come ti sei avvicinato al metal?
Ho 24 anni e quest’anno vado per i 25! Si dai, sono abbastanza giovane ahah! Non è facile risponderti, nel senso che è stato un percorso iniziato tanti anni fa e si è sempre arricchito di anno in anno. Ho iniziato ad ascoltare i Metallica e gli Iron Maiden grazie alle audio-cassette del mio fratello maggiore, quando ancora avevo 7-8 anni…in particolare mi ricordo l’audio-cassetta del ‘Black Album’ e di ‘Powerslave’. Negli anni successivi mi piaceva molto il rock commerciale, quello che passava su Mtv o sui canali di musica, come Red Hot Chili Peppers, Green Day, Offspring, Roxette, Oasis, Litfiba ecc.. band che comunque apprezzo molto tuttora. Da quando in casa è arrivato ‘Ride The Lightining’ è stata poi tutta una rivelazione, pian piano, di tutti i generi metal. Quando poi nel 2001 ho scoperto l’esistenza dei Blind Guardian, non ti dico…mi si è aperto un mondo! Così come è successo per gli Opeth in anni più recenti. Il bello del metal è che è un genere passionale e ricco di inventiva, sempre in evoluzione…c’è sempre qualcosa in grado di sorprendere. E’ un genere talmente vasto che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Anch’io, nel limite delle mie possibilità, cerco sempre di differenziare un pochino la mia musica, di renderla il meno banale possibile. Poi magari non sempre ci riesco… sta agli ascoltatori giudicare!

Due parole anzitutto sul nome che hai scelto per il tuo progetto: piuttosto inusuale, non trovi?
Si direi di si, soprattutto per un progetto power. Non so esattamente perché ho scelto di usare il mio cognome come monicker… All’epoca in cui ideai il progetto, nel 2006, avevo da poco fondato una band con un mio amico, i Soul Guardian, scioltisi un anno fa, e volevo creare un progetto che fosse totalmente mio. In quei mesi ero particolarmente colpito dai lavori solisti di Luca Turilli, e probabilmente questo mi ha spinto a emulare il tipo di monicker… potrebbe essere questa l’ipotesi più plausibile, ma onestamente non ne sono sicurissimo ahahah! Ad ogni modo, alla fine ho deciso di tenerlo. So bene che chi utilizza il proprio nome per un progetto, di solito o è uno shredder che può permetterselo, artisticamente parlando, oppure è semplicemente un personaggio già abbastanza famoso nella scena musicale. Io non sono assolutamente uno shredder e non sono famoso ahah! Però boh… sai, sono quelle decisioni che prendi senza nemmeno rendertene conto, e in qualche modo ti ci affezioni. A conti fatti, la musica è l’aspetto che più conta. Sono sicuro che se a qualcuno piacerà il mio disco, questo qualcuno non starà più di tanto a guardare il nome del progetto.

E che dire invece del ‘soprannome’ che si trova sul tuo profilo facebook? Anche questo del tutto inusuale: ‘geologic metal’!
Ahahaha! Devo dire che piace a parecchi! Quel soprannome deriva semplicemente dal fatto che sono un geologo. Per la verità un ‘mezzo’ geologo, nel senso che attualmente sto proseguendo gli studi alla specialistica. Il giorno in cui mi sono laureato, mio fratello mi ha scattato una foto in cui avevo la tesi in una mano e con l’altra facevo il gesto delle corna. L’ho poi utilizzata come foto profilo e quindi mi è venuto in mente di modificare il nome con ‘geologic metal’… dottore in scienze geologiche si, ma accanto non poteva mancare la mia più grande passione! Si dai, è un nickname un po’ burlone, giusto per divertire.

Dopo questa lunga introduzione, possiamo adesso finalmente discutere delle tematiche e della struttura di “The Message”, questo disco che, personalmente, mi ha riportato ai tempi d’oro del power metal!
Beh, che dire, non posso che ringraziarti per il complimento! Io dal mio punto di vista interno, non ci sento troppo richiamo al power dei tempi d’oro, ma è bene conoscere ciò che la gente ci sente dal punto di vista ‘esterno’. Ho iniziato a comporre l’album nel 2008. Pian piano sono nate le canzoni ed il concept che sta dietro a tutto. Non ho pensato molto alle influenze; cioè non ho mai pensato ‘voglio che questa song suoni come gli Stratovarius’ o i Blind Guardian ecc…le canzoni sono nate d’impulso, dall’ispirazione del momento. Ecco perché ho impiegato moltissimo per scrivere tutta la musica di questo album. Ho cercato di mescolare la melodia con diversi tipi di atmosfera, che si possono ascoltare durante i 70 minuti del disco, e diversi tipi di sonorità: così un pezzo di violino può passare tranquillamente a parti più black-oriented, con voci in growl, oppure ci sono varie influenze thrash o qualcosa di prog. Generalmente mi piace sperimentare, anche con le voci, senza stare troppo fisso su certi paletti. Per quanto riguarda le tematiche, il concept è una storia che ho inventato io, un po’ autobiografica se vogliamo, poiché come me, anche il protagonista perde il padre prematuramente. E’ un lungo percorso che porta questo ragazzo a sconfiggere il vuoto e la disperazione attraverso la fede e il coraggio, attraverso ‘segni’ metaforici e visioni che lo aiutano a capire il significato dell’esistenza e a superare quel tragico momento. Non a caso, il sottotitolo dell’album è ‘A Story of Agony, Hope and Faith’ e c’è un introduzione sinfonica che va ad aprire ognuna di queste tre parti del racconto. Anche questa storia è nata piano piano, infatti ora come ora l’avrei scritta forse in un altro modo, ma non importa; ha il suo perché, assieme alla musica dell’album.

Riguardo ancora alle impressioni che ho avuto ascoltando il tuo lavoro: quella che ho percepito come una vera e propria ‘operazione nostalgia’ è voluta e consapevole oppure hai semplicemente dato libero sfogo alla tua creatività?
Come ho accennato prima, i vari brani sono nati in modo istintivo, non ho in alcun modo cercato di creare un lavoro che cercasse di assomigliare ad un altro. Le influenze ci sono, certamente. Non avrei questo progetto se non fossi cresciuto a pane e Blind Guardian, se non avessi fatto dei bei periodi ad ascoltarmi Edguy, Stratovarius, Rhapsody e compagnia bella. Le influenze sono la base da cui partire per cercare di creare qualcosa di proprio e di personale. Poi ripeto, che io ci sia riuscito o meno, sta agli ascoltatori decretarlo. Per alcuni, come per te, “The Message” potrà essere un album dai toni power anni ’90 fortemente marcati, mentre altri potrebbero trovare altri riferimenti, ed altri ancora potrebbero trovare qualcosa di nuovo; dipende molto da come uno recepisce la musica e dalla mentalità musicale che possiede. Poi chissà, il prossimo album potrebbe nascere con degli intenti più precisi, chi può dirlo. Pensa che il mio label manager ha sentito anche dei richiami ai Virgin Steele…anche se è una band che non ho mai seguito! Ognuno ha emozioni diverse di fronte alla stessa musica. E’ bello, ed è giusto sia così…Ora che ci penso mi sono dilungato in una risposta che forse c’entra poco con la tua domanda ahah!

Molti i brani che mi hanno colpito, ma mi limito a chiederti informazioni aggiuntive soltanto su due di essi: la complessa “Fading Lightless” e la power ballad “This shining Flame”.
“Fading Lightless” è forse uno dei brani più strani all’interno dell’album, nonché uno dei più inusuali che abbia mai scritto. Dentro c’è davvero un po’ di tutto: da un’introduzione melodica di tastiera alla Nightwish si passa a parti death-oriented, pomposi ritornelli power, passando attraverso parti prog e heavy metal nella parte centrale. Più di una persona ha apprezzato la varietà vocale che contraddistingue il pezzo. Anche se mi trovo meglio a cantare in clean, negli anni ho imparato anche ad esercitare il growling, che ho usato anche con i Soul Guardian in qualche piccola parte ed ovviamente nel progetto black Silence Oath. Mi piace come stile di canto; nel metal è perfetto per dare un certo colore ad una frase o a una parte di una song. Per questo l’ho usato in “Fading Lightless” ed in altri brani dell’album, assieme a parti più urlate o altre sussurrate, il tutto ‘guidato’ dalla voce pulita. Discorso diverso per i Silence Oath ovviamente: il growl-scream diventa predominante sulle voci pulite, che comunque sono presenti. “This Shining Flame” è la classica ballad che si trova in ogni disco di metal melodico. Di questo brano adoro la coda finale, con pianoforte su una base iper-melodica ed un bellissimo assolo suonato dal mio amico e sound-engineer Nicolò La Torre, un chitarrista eccezionale che suona nei Simmetry, una tribute band dei Dream Theater di Verona. Le ballad hanno sempre fatto parte di me, adoro in particolar modo cantarle; riesco ad esprimermi bene, ed anche in questo caso sono soddisfatto del lavoro svolto con la voce. Sono contento che questi brani ti abbiano colpito positivamente!

Hai svolto il lavoro praticamente tutto da solo, giusto? Come mai? Assenza di musicisti da coinvolgere o voglia di assoluta indipendenza?
Mmm… diciamo entrambe le cose. Innanzitutto voglia di indipendenza, poiché il progetto nacque proprio per questo motivo: per poter mettere su disco dei brani che non saremmo riusciti a proporre con i Soul Guardian… tecnicamente, a quell’epoca eravamo un po’ limitati come band. Poi, quando il progetto è diventato per me ancora più importante, l’idea di portare dal vivo questi brani è sempre saltata fuori. La volontà c’è tuttora… ma manca il tempo di cercare musicisti che abbiano voglia di seguirmi in questo progetto. Anche perché, una volta che hai una band, è difficile che i componenti siano disposti semplicemente a suonare ciò che hai composto tu; il bello di una band è comporre assieme, cercare insieme le soluzioni migliori, ed è giusto sia così. A quel punto non sarebbe più solo un mio progetto, e quindi non potrebbe avere il nome “Tezza F.”. Comunque ho molti amici musicisti nella scena musicale di Verona e dintorni, come Nicolò, che mi aiuta sempre nelle registrazioni ed ha suonato tutti i solos del primo album dei Silence Oath. In futuro credo proprio che cercherò di coinvolgere più ospiti, nei limiti delle mie conoscenze… ma una band vera e propria la vedo ardua. Comunque, per essere più precisi, “The Message” è suonato tutto da me; chitarre, tastiere, basso, voci, programmazione, anche se per tre guitar-solos ho dato completa carta bianca a Nicolò, in veste di ospite.

Quella di pubblicare il disco soltanto in digitale è stata una scelta o una necessità?
Più che altro, per ora è l’unica possibilità che ho. Il contratto con Heart Of Steel Records prevede la pubblicazione esclusivamente nel mercato digitale. Per me è già un grande onore avere un’etichetta che si interessi alla mia musica; è un’occasione che non capita tutti i giorni. Quindi ho colto l’attimo e ho deciso di accettare il contratto. E’ ovvio che avere la copia fisica del cd è molto meglio, e spero di avere la possibilità di stampare l’album anche in tale formato, in futuro. Ma per ora mi è difficile, poiché dovrei io stesso investire denaro per stampare le copie e non credo che ora come ora ci sia molta gente interessata al mio prodotto; quindi non ne varrebbe la pena. Considera inoltre che sto ancora studiando, non ho ancora un lavoro fisso. Vedremo in futuro… mai dire mai!

Presumo in ogni caso che sarà molto difficile ascoltare queste canzoni dal vivo…
Difficile si, ma non impossibile. Se avrò la possibilità di fondare una nuova band power metal, può anche essere che i membri siano disposti a suonare qualche mio pezzo solista on stage! Si tratterebbe di fare qualche cover di Tezza F…suonata e cantata dallo stesso Tezza F! Ahah… carina questa cosa! Per quanto la composizione e registrazione in home-studio sia per me gratificante, ho una voglia di tornare a suonare su un palco, che neanche immagini!

Se dovessi citare (limitandoci all’ambito power) tre band che ti hanno ispirato in modo particolare, quali sceglieresti e perché?
Beh, in primis sicuramente i Blind Guardian, il mio gruppo preferito. Ricordo ancora la data: 27 maggio 2001; un frate… si, proprio un frate, mi passò “Nightfall in Middle-Earth” masterizzato… rimasi colpito dalle atmosfere fantasy e magiche di quel capolavoro. Le melodie curatissime, le montagne di arrangiamenti… lo stile dei bardi è da sempre per me una grande fonte di ispirazione! Poi non posso non citare i nostri Rhapsody e Luca Turilli. La prima volta che li sentii fu nel 2002… passava il video di “Rain Of A Thousand Flames” su Rock TV. Mi ricordo di aver pensato una cosa del tipo ‘questi sono ancora più epici dei Blind Guardian!’. Al di là di questo aneddoto, le orchestrazioni di questa band e il modo in cui sanno trascinarti in un mondo cinematografico, sono essenziali per la mia musica. Senza la magniloquenza e maestosità dei Rhapsody, probabilmente le parti sinfoniche nel mio album non esisterebbero! Per la terza band, ne avrei un’infinità da citarti… Dico gli Edguy, perché anche il loro approccio sbarazzino e divertente, dannatamente hard rock, mi ha sempre molto influenzato, soprattutto durante i primi anni dei Soul Guardian. Tobias Sammet è davvero un grande, anche come persona; dal vivo poi… uno spettacolo!

Ti ringrazio per il tuo tempo, la conclusione naturalmente spetta a te. Ancora complimenti per il tuo lavoro e a presto!
Grazie a te Renato, per questa bella e lunga chiacchierata, a Zakk e a tutto lo staff di Metalhead! Sono felice che l’album vi sia piaciuto. O voi lettori, se interessati, seguite i miei progetti Tezza F. e Silence Oath su facebook, myspace ecc… Potete trovare dei brani di entrambi su youtube e gli album digitali nei maggiori webstores! Grazie ancora!!! Heavy Metal Is The Law!!!

(Renato de Filippis)

Recensione

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